domenica, agosto 19, 2007

Bahamas Moleskine (1)

Ebbene si, l’isola misteriosa era Grand Bahama, l’isola più grande dell’arcipelago delle Bahamas.
Federica, sua sorella Sara e il sottoscritto, atterriamo a Freeport, e raggiungiamo il resort di Fortuna Beach dopo un volo di otto ore e sette di differenza di fuso.
Festeggiamo andando immediatamente a fare il bagno.


Geografia.
Per quanto sia impossibile da far capire al turista italico medio, le Bahamas non sono uno stato degli Stati Uniti.
L’arcipelago è Commonwealth britannico, il capo di stato è la cara Regina Elisabetta e la vedi anche sui francobolli.
Come è successo ad Hong Kong, tra un po’ scadrà il contratto con Londra e le Bahamas diverranno del tutto autonome, e forse allora chiederanno di entrare nell’unione, o forse no, fatto sta che per adesso, le isole non sono ancora ufficialmente territorio americano.
Ma hanno i dollari. Dollari bahamensi che equivalgono ai Dollari americani.
E da quanto ho capito, tra gli americani e le Bahamas c’è lo stesso rapporto che c’è tra un milanese (termine corretto) e la Sardegna.
Una meta vacanziera.
Eppure, molti, moltissimi italici sono convinti di essere andati negli Stati Uniti.
Neppure la guida a sinistra li insospettisce un pochettino.


Strade.
Palme e pini marittimi a perdita d’occhio, ai lati di strade dritte e deserte.
Nonostante non ci sia in giro niente e nessuno, ogni strada è ben indicata.
Noi siamo sulla Churchill Drive, il che dovrebbe palesare anche alle menti meno allenate la britannicità del luogo, ma anche no. Infatti è no.

Fauna terricola.
Curly Tail Lizard a mazzi, ovvero simpatiche lucertole con la coda a torciglione.

Fauna acquatica.
Forse perché si sono abituati ai turisti, o forse perché sono pesci tranquilli di natura, fatto sta che i pesci delle Bahamas sono un po’ come dei gattoni domestici.
Ti seguono, ti si strusciano sulle gambe, prendono il pane dalla mano.
Fare snorkeling è un’esperienza eccezionale.
L’unico momento “drammatico” è stato l’incontro ravvicinato con un barracuda di un metro e mezzo.
Ma si faceva gli affari suoi.

3 commenti:

emo ha detto...

(...) c’è lo stesso rapporto che c’è tra un italiano e la Sardegna.

Diego, che stai a dì?

Diego Cajelli ha detto...

Emo hai ragione, e di brutto anche.
Mi scuso per la mia minchiata che ho provveduto a correggere.
Nel mio nebuloso concetto male espresso intendevo: "continentale", e ho toppato.
Prometto di scrivere e postare come meno fretta i post a venire.

Diè!

P.S.
A proposito!
Tra poco mi servirà "tu sai che cosa"!!!

:-)

emo ha detto...

No problema, ci mancherebbe, immaginavo, ma la tentazione di sottolineare è stata talmente forte che lo smile m'è rimasto appiccicato alla tastiera. :)