lunedì, agosto 20, 2007

All Inclusive

(Appendice autonoma a Bahamas Moleskine)

Sono fortunatissimo, perché quando vado in vacanza, sono un doppio turista.
Visito un luogo che non conosco, e vedo italiani che altrimenti non vedrei.
Così, mi stupisco due volte.
Mi sorprendono le caratteristiche esotiche del posto in cui mi trovo, e con gli stessi occhi da turista, vengo rapito dalle caratteristiche esotiche delle persone che ho di fianco. Sono miei conterranei, ma mi sono distanti quanto può esserlo il tassista che mi sta portando a Port Lucaya.
Non esistono luoghi comuni sull’italiano medio (o non medio) in vacanza. E’ tutto vero.
Neri Parenti non è un regista di commedie, Vacanze a Miami e simili, non sono film comici.
Sono documentari.
Capisco che la mia vita, quella di Federica o di sua sorella, viene vissuta in una sorta di comunità protetta, di riserva, di minuscola enclave all’interno di una società che non conosciamo direttamente e che non frequentiamo.
Nell’All inclusive ho tutte le risposte che cercavo.
Chi cazzo guarda Buona Domenica?
A chi frega dei tronisti e delle troniste?
Sono vere le tristi statistiche sul numero di libri letti annualmente in Italia?
Le risposte sono davanti a me, in costume, in fila al bar della spiaggia.
E così, con gli stessi occhi stupiti con cui osservo i pesci pappagallo sulla barriera corallina, osservo i miei connazionali, il loro modo di fare e di essere.
La prima cosa che mi colpisce è l’assoluta necessità di usare il telefonino, l’esigenza di comunicare qualcosa a qualcuno che in quel momento non è lì.
Alle Bahamas una telefonata internazionale costa 16 dollari al minuto, ma non importa.
Appena l’aereo mette le ruote a terra, parte il concerto dei suoni di accensione, è una valanga di dita che compongono, computano, scrivono, come un esercito di dattilografe.
Questo attaccamento all’oggetto e tutto l’indotto che ne consegue, ha un che di ossessivo.
Mi affascinano i loro vestiti e gli accessori.
L’ineluttabilità della firma, il bisogno primario del capo griffato. Attorno a me ho un intero catalogo vivente, sono circondato dalle collezioni estive dei più grandi stilisti. Dagli occhiali al profumo, dalle infradito al costume da bagno. E’ tutto un logo, una griffe, uno sbrilluccichio di Dolce e Gabbana, un fremito di Versace, uno scondinzolare di Trussardi.
Eppure, nonostante tutto questo dispendio di energie, di cura del dettaglio e di attenzione alla firma, non riesco a definirli eleganti.
Non hanno la compostezza e la leggiadria dei modelli di riferimento. Sono sgualciti nell’animo, sfatti nei modi, si agitano con triviale cafoneggio.
A Malpensa, al Check In, una mamma va in vacanza con i due figli teenager, loro vanno a Varadero, ma prendiamo lo stesso aereo. Prima scarica chi si ferma alla Bahamas, poi chi va a Cuba.
Sono in tre, e per due settimane di vacanza, caricano quattro giganteschi Trolley di Louis Vuitton da 27 Kg l’uno. Pagano 200 euro di eccedenza di peso.
Io non credo di avere tutti quei vestiti nel mio armadio.
Per riempire quei mastodonti di pelle targati LV forse dovrei metterci dentro anche qualche capo invernale, o iniziare a cacciarci dentro anche i fumetti.
Eppure, li hanno riempiti, caricati e pagato l’eccedenza senza fiatare.
Sono tutti miliardari?
Sono tutte cose false?
Sono tutte cose comprate a rate che finiranno di pagare tra un paio d’anni?
Non lo so.
Quello che so è quello che vedo. Tutti si vestono e si comportano da divi.
Sembrano usciti da 100 Vetrine o da un servizio di gossip. Hanno l’atteggiamento da navigate star televisive, da padroni, da appena usciti dal Privè del Billionaire.
E come star televisive, come star di Hollywood pretendono e si atteggiano. Competono, mostrano, osservando tutto come se fossero una casta eletta, dei principi, degli dei dell’Olimpo.
Appena aprono bocca l’illusione cade, ma non importa.
Le donne, le ragazze sono assolutamente favolose.
Le amo. Le amo tutte.
Le adoro mentre si sparano tutte le pose del calendario camminando dalla palma al bagnasciuga, le idolatro mentre si aggirano per il buffet del ristorante con l’aria annoiata di chi, abituata a ostriche, caviale e champagne a Tor Pignattara, non trovandone, non sa che cosa prendere.
Hanno tutte più o meno la stessa espressione:
Non è colpa mia se tengo la contabilità in una ditta di spurghi, il mio destino era quello di fare la Velina, vincere Miss Italia, fare un film con Boldi e De Sica, essere amica intima di Paris Hilton, ma sai comè, è un mondo cattivo.
Le amo, quando aprono bocca e comunicano al mondo il loro pensiero nell’attimo stesso in cui lo formulano.
Autobus da Gran Turismo, cartello sulla porta della toilette, la diva chiede:
- Che cosa vorrà dire Aut ov order?
Ma secondo te?
Comunque sia, hanno ragione loro. Sapere l’inglese o una qualunque altra lingua parlata su questo pianeta, non serve. Loro hanno il dono della comunicazione universale.
Funziona meglio di un Babel Fish ed è più facile dell’esperanto, il loro modo di comunicare è l’italiano urlato.
Perché sforzarsi?
Perché venire in contro ad un barista o un cameriere straniero, quando All Inclusive non significa più: Tutto Compreso, ma vuol dire: Tutto Dovuto.
E’ sufficiente urlare in italiano.
- Senza ghiaccio.
- SE N ZA GHIACCIO!
- NO GHIACCIO!
E lo straniero capisce, sospira, ma capisce.
Da doppio turista, da dentro/fuori, da straniero tra la mia gente, osservo, e sotto sotto mi diverto.
Li ascolto, ci parlo.
E’ bellissimo perché è un parlare per sentito dire, per grossomodo, se usi un aggettivo non riconosciuto dal T9 sei praticamente uno scienziato.
Mi infilo, ci infiliamo in mezzo a loro come antropologi.
In una Jacuzzi comune a 40 gradi, piena di sconosciuti, uno racconta che è stato a Phoenix e anche lì la vasca era bollente.
- Ah Phoenix, sissì…
- Ma dov’è Phoenix?
- Non mi ricordo, dice il primo.
- Arizona.
Dico io.
- Sei stato in vacanza con lui?
Chiede il secondo.
- No. Rispondo.
Cala il gelo e il silenzio, mentre dentro di me aggiungo: Conosco la geografia.

9 commenti:

Marcello Lachi ha detto...

Il culo di vivere in Paraguay é che non ci vengono i turisti italiani. ;-)

DArio ha detto...

Uno dei più bei post di sempre :D

scott_ronson ha detto...

A pari con il post gemello sulla vacanza a Cuba, tra i migliori di sempre.
Tra l'altro confesso che la battuta del vivere in una riserva me la sto rivendendo in giro da allora. Grazie mille. ;-)

a.

silentluke ha detto...

anche per me un post tra i migliori di sempre assieme al racconto della vacanza cubana, dovesti scrivere un libro sui nostri connazionali all'estero!:-)
Attendo con ansia altre puntate.

P.S. sono sardo e ti do pienamente ragione

il.Benci ha detto...

anche se in islanda forse c'erano più italiani di islandesi a parte poche eccezioni, era gente con la quale riuscire a parlare... d'altronde in una terra dove non c'è nessuno a cui mostrarsi e c'è da faticare non si troverebbero a loro agio...

cmq descrizioni tanto divertenti quanto tristi

Thomas Magnum ha detto...

La percentuale di analfabetismo nel nostro paese sta tornando a crescere da qualche anno. Era stazionaria dalla fine della seconda guerra mondiale.
Tutto ciò che Diego descrive brillantemente in questo bellissimo post non è che una diretta conseguenza.
Qualche anno fa mi sono guadagnato l'appellativo di "nerd" (io che i nerd li chiamo turbonerd) per aver detto "processo entropico" durante una simpatica chiacchierata tra conoscenti in merito ad energia rinnovabile & co.
Da li è stata tutta una discesa.
Presto per essere additato come nerd basterà dire "salve" invece che "bella".
Ah, vivo a Roma.
Bentornato Diego.

LNZ ha detto...

hey diego, ottimo post davvero.
concordo con mr. scott: insieme a quello su cuba un lavoro ben fatto.
ti do' un consiglio fotografico: cerca il lavoro di martin parr, fotografo inglese davvero notevole, con il quale secondo me hai diverse cose in comune.
a presto
LNZ

-logan- ha detto...

è sempre un piacere leggere i tuoi racconti di viaggio... :D
(comunque il "conosco la geografia" dovevi dirlo a voce alta... :D)

cri ha detto...

Scena simile in un idromassaggio sotto le stelle a Joshua Tree, Calfornia.
- Sai, sono un esperto sui cavalieri di Malta
- ah interessante
- Si sai, le sedi sono segretissime
- Veramente dietro casa nostra a Roma ce n'e' una..
- Ma sul codice da vinci dicevano che...
- ops scusa, devo andare

Mamma mia :)