venerdì, luglio 27, 2007

Passa, passa, passaporto!

Avevo consegnato il passaporto al mio commissariato di zona 19 Giugno.
Dovevo fare una proroga di validità.
Quello di Federica, passaporto uguale al mio, dopo una precisissima delega, perché noi coppie di fatto non possiamo occuparci della burocrazia del facente funzione di coniuge senza, l’ho consegnato il 20 di giugno.
Risultato.
Il suo arriva e il mio no.
Dopo un paio di giorni di: Magari arriva domani, aspetta un momento… l’altro ieri mi dicono: Vai all’ufficio centrale, ma vacci presto e vedi che fine ha fatto.
Già penso di essere sotto indagine per cospirazionismo, atti osceni con l’anguria, peculato e uso improprio di metano.
Ieri vado.
L’ufficio apre alle 8.30, ma so che c’è un casino bestia, ho letto articoli di code interminabili che fanno il giro dell’isolato.
Devo partire, mi infilo i biglietti aerei nello zaino, per dimostrare l’urgenza e decido di alzarmi prestissimo.
Arrivo all’ufficio passaporti di via Cordusio alle 6 e 40 (SEI E QUARANTA) del mattino, quasi due ore prima dell’apertura degli sportelli.
Sono convintissimo di essere il primo, nella mia testa c’è il filmino di Diegozilla che arriva, si siede sugli scalini e si mette a leggere.
Sei e quaranta del mattino. E di fronte a me ci sono già trenta o quaranta persone.
Le file sono due. Una è per chi ha già il talloncino per il ritiro, l’altra è per chi si presenta per la prima volta a sottoporre il suo caso.
Tutti hanno in mano la loro documentazione, biglietti aerei, carte di identità, foto dei figli, ceneri della nonna, prenotazioni, autocertificazioni in cui si legge: Domani parto in macchina per un On The Road nell’Europa dell’Est.
I mattinieri sono tutti tranquilli ed educati, si chiacchiera, perché l’ora decisamente insolita favorisce i rapporti umani. Ci si scambiano i giornali, le caramelle, si chiede: Disturba se fumo? anche se si è praticamente all’aperto.
La fila cresce, cresce, cresce.
Rimango in piedi come un cavallo, io e il mio vicino commentiamo le notizie del giornale, scopro che sono molti nelle mie stesse condizioni. In molti hanno consegnato il proprio passaporto al commissariato di zona e poi si sono perse le tracce.
Aspettiamo, la coda cresce. Attorno alle otto e venti, arrivano un po’ di poliziotti per coordinare la lunghissima fila. Già, perché intanto la fila si è allungata, esce dal portone, si allunga sul marciapiede, gira l’angolo e va avanti.
Alle otto e mezza aprono, alle nove è il mio turno.
Spiego il problema.
La tipa controlla su un computer, scrive, mi lascia un foglietto con scritto di tornare alle 14.30.
Aggiunge: Se tutto va bene è pronto per oggi pomeriggio, mi lasci il numero del suo cellulare.
Lo fornisco.
- Rimanga a disposizione, se ci sono problemi il funzionario la convocherà.
- In che senso?
- Rimanga qui, in zona. A disposizione.
Esco.
La fila è lunghissima, e paradossalmente sono quelli arrivati alle nove che fanno più casino di tutti.
I mattinieri sono troppo stanchi.
Quelli delle nove bestemmiano, si agitano e i poliziotti li contengono un po’.
Dovevo andare in Bonelli, avviso il mio capo che mi hanno arrestato e che devo rimanere a disposizione.
Bevo un caffè, faccio un giro. Mi sono portato la macchina fotografica (Ormai me la porto sempre dietro) Faccio un po’ di foto.
Mangio, bevo, sudo, fumo.
Aspetto con terrore una telefonata dal funzionario, un qualcosa tipo:
- Signor Cajelli?
- Sì?
- Abbiamo un problema, secondo i nostri archivi lei è morto il 24 Novembre 1963 dopo aver assassinato il Presidente Kennedy.
Ogni tanto ripasso dall’ufficio passaporti, la coda è stata smaltita, ma c’è ancora qualcuno.
Qualcuno arriva alle 13, lamentandosi per la fila.
Vorrei proiettarlo con i miei poteri mentali alle sei del mattino.
Arriva l’ora fatidica, è l’ultimo miglio, e come da tradizione, è il più duro.
Io devo avere degli antenati inglesi, perché per me La Fila non è un qualcosa di astratto, è una forma spaziale precisa, composta dalla persona che hai di fronte, dalla quale ti separa una distanza educata, e la persona che hai alle spalle.
In Italia non si fa la fila, si fa la tarantella del più furbo.
E io, regolarmente mi incazzo.
Il mio foglietto dice: Ore 14.30, sportello uno.
Mi ci metto di fronte, a debita distanza dal signore che sta ultimando la sua pratica.
Poi arrivano le bestie, chi da destra, chi da sinistra, alcuni si paracadutano dall’alto, appollaiandosi sulle spalle del primo della fila.
Si mettono già al banco, come al bar, con il foglietto agitato tipo scontrino.
Un poliziotto mi chiama, ha in mano il mio passaporto. Davanti a me, appoggiato al banco, di fronte a quel poliziotto, c’è un tizio che nulla centra, che non è stato chiamato, e che non si leva, anzi, bestemmia.
Il mio terrore è che il poliziotto non vedendomi arrivare rimetta il mio passaporto nel mucchio e addio.
Chiedo permesso una volta, due, tre, poi… Mi dispiace. Mi dispiace tantissimo, ma perdo la testa.
Il mio cervello mi urla: NO! ma il mio corpo si muove da solo.
Valuto in una frazione di secondo qual è la gamba d’appoggio dell’imbecille, e colpisco secco il retro del suo ginocchio, uso un calcetto frontale, è come fare un passo in avanti alzando il piede più del consueto.
Sembra casuale, sembra un banale incidente, ma non lo è.
Il tizio frana a terra, e lo accompagno con un: Ops, mi scusi! e una salda presa al suo braccio perchè non si faccia troppo male nella caduta.
Non dice niente, ma secondo me ha capito.
Prendo il mio passaporto, firmo il modulo ed esco.
Sono le 15.
Sono fortunato, mi ci sono volute solo sette ore e mezza.

3 commenti:

Fabio... ha detto...

Devo imparare quella mossa...
Sono alto 1,88 e faccio benissimo lo sguardo di "io ho il fucile, tu la pistola, hai visto il film?", ma a volte non basta...

HulkSpakk ha detto...

bè, 7 ore e mezza è il minimo sindacale.
E poi che ti lamenti? Quella è gente che lavora, mica sta li a perder tempo in fila 7 ore come te.
Quelli, PRODUCONO!

Anonimo ha detto...

BEH BEH.... speriamo bene... io e il mio fidanzato siamo tra quelli previdenti che hanno fatto richiesta 2 mesi e mezzo fa e settimana scorsa nella questura di zona ci hanno detto di tentare domani, altrimenti, cordusio con biglietto aereo... io sono piccola e nera come calimero e credo che una mossa come la tua mi causerebbe non pochi problemi. speriamo di poterne fare a meno!