mercoledì, giugno 20, 2007

La dieta del silenzio.

Vista la recente polemica, pur sapendo che tutto quello che scriverò qui verrà travisato, contestato, rigirato, spezzettato, distorto, strumentalizzato, fagocitato dal favoloso hype di cui sembra proprio impossibile farne a meno, mi vedo costretto a rompere la mia dieta del silenzio.
Visto che la polemica mi riguarda, rompo il mio voto di clausura perché, conoscendo il simpatico mondo del web, non vorrei che tra un paio di giorni uscisse un articolo in cui si sparano cazzate sul mio conto. Uscirà, sarà comunque pieno di cazzate, ma perlomeno qualcuno potrà venire qui a leggere il mio punto di vista.
Forse per la prima volta, in un mondo dove con un sorriso ti versano la stricnina nella minestra quando non guardi, ho ricevuto un messaggio chiaro, frontale e diretto.
Una delle case editrici per cui lavoro, con cui ho un rapporto continuativo da anni, per la quale non sono uno dei tanti del loro “parco autori” ma un qualcosa di più, ha dei problemi con un’altra casa editrice. Non mi interessa sapere quali siano nello specifico o che cosa li abbia generati, quello che so è che il fulcro della leva che alza questa sorta di piccola guerra, è il web.
In virtù di questo, mi viene comunicata l’incompatibilità del mio ruolo nella prima casa editrice vista la mia adesione ad un progetto della seconda.
Oltre a me, la stessa comunicazione viene rivolta anche a chi, al mio pari, in quella casa editrice ha un rapporto più profondo di una semplice collaborazione.
Scattano 800 telefonate e 600 mail, a macchia d’olio la notifica del problema si diffonde, c’è chi si incazza, chi si preoccupa, chi la butta sul personale, chi urla allo scandalo.
Io decido di rimanere zitto e di parlare a distanza di un giorno unicamente con l’editore.
Gli faccio presente il mio punto di vista da autore, giusto o sbagliato che sia, il mio sguardo era rivolto unicamente al progetto, alle persone coinvolte con cui ho una decennale amicizia, e l’idea, il sentore, il presagio o la supposizione che il pubblicare con quell’altro editore potesse costituire un problema non mi aveva sfiorato lontanamente le sinapsi.
Pronti? Ora divago.
Quando mi capita di dover spiegare che cosa è il fumetto, non in termini generali, ma nello specifico del sistema di comunicazione di massa, ovvero in termini editoriali, di produzione e di ruolo dei singoli nella sua realizzazione, dico che il fumetto è il risultato dell’unione di due parti.
Arte e Industria.
Un lato artistico, e un lato industriale. Quello artistico si occupa di produrre qualcosa, quello industriale prende quel qualcosa, lo moltiplica in un svariato numero di copie, e si preoccupa di venderlo a chi quella cosa interessa.
A volte i due lati sono bilanciati, a volte no, a volte uno dei due pesa di più rispetto all’altro e si ottengono diversi risultati.
Io, come autore, del lato industriale ne so quello che basta per non dire cazzate al bar. Fine.
Faccio ancora fatica a capire il discorso dei sedicesimi di stampa, e target, promozione, diffusione, percentuali, cazzi e controcazzi per me sono una materia fumosa, tipo l’oroscopo, per intenderci.
Bene, o meglio: Male, perché questa querelle riguarda non il lato artistico della cosa, ma quello industriale.
Non riguarda la rivista, chi la fa, chi non la fa, il progetto, le storie, i disegni o l’indipendenza. Non riguarda me, o noi. Riguarda loro.
La scelta, che mi viene richiesta, non riguarda il progetto, la rivista, gli amici, i disegni o le storie, non riguarda me, o noi. Riguarda loro.
A questo tipo di richiesta io rispondo con coerenza e assennatezza, scegliendo di stare in un luogo che ho contribuito a far crescere, un luogo in cui c’ero fin da quando era una sottoetichetta. Una casa editrice in cui ho investito le mie energie e il mio talento. Peccando tremendamente di egocentrismo, mi viene da dire che se oggi è arrivata ad essere quello che è, un po’ è anche merito mio.
Questa mia scelta è, e doveva rimanere privata, personale. C’è abbastanza cibo da hype in questa mia scelta, ci sono tantissimi pertugi in cui, con un qualsiasi nick è possibili infilarcisi per dire cazzate, è una scelta che ho comunicato al telefono, a chi me l’ha chiesta.
Eppure, nella mia pacioccosa mente malata da Winnie The Pooh metallaro, pensavo che: Lasciando sbollire la cosa, facendo calmare le acque, placando gli animi, si potesse in qualche modo trovare un accordo, stabilire una tregua editoriale tra i lati industriali che consentisse al lato artistico di fare quello che voleva fare.
E invece no.
Ripartono mail, post, commenti, aprendo la cosa al pubblico, spostando il baricentro dal lato industriale a quello artistico, costringendo me a scrivere questo lungo pezzo noiosissimo sul mio blog.
E in questo modo, così facendo, per forza di cose il progetto, il lato artistico, assume un ruolo e assorbe delle motivazioni che trascendono dagli intenti iniziali.
Assorbe commenti esterni, altri punti di vista, e come sempre si scopre che le mie scarpe, gli altri le portano sempre meglio di me.
Il progetto si s-progetta, e tanto per fare una citazione colta, diventa un Lorenzaccio, un gesto che si disapprova compiendolo. Un gne gne gne eccola qua, un carico metatestuale in una partita di briscola che altri hanno iniziato a giocare, ma che viene conclusa per dimostrare di essere in grado di farlo.
Sarò chiaro: Se devo dimostrare qualcosa a qualcuno, mi vesto da super eroe e nottetempo vado a sconfiggere il crimine.


Precisazione aggiuntiva!
(21/06/2007)

A volte mi dimentico che questo blog tira un bel po' di visitatori giornalieri, molti dei quali estranei a queste faccende da "addetti ai lavori".
Ho messo all'inizio del mio post i link per ricostruire la vicenda, ma essendo scritti in "fumettese" (come mi ha detto ieri il mio amico Giuliano al telefono) o sei dei "nostri" o non ci capici un fava.
Per cui no, lo dico a Giuliano e a tutti gli altri che mi hanno scritto in privato, questa questione non riguarda assolutamente il mio rapporto con la Bonelli!


6 commenti:

S3Keno ha detto...

Guarda, Diego... leggendo questo post, forse era meglio che quella "dieta" continuavi a farla: scegli (del tutto legittimamente, sia chiaro) di stare dalla parte dell'etichetta che hai "contribuito a far crescere" (ci mancherebbe), prendendotela però poi con chi ha "pubblicamente" parlato della tua scelta, non con chi ti ha costretto a farla.

Sarò chiaro anche io: per quanto ti riguarda, ti ho scritto una mail privata che - anche se con un paio di leggere provocazioni - voleva essere PROPOSITIVA, alla luce di quanto successo... e tu rispondi "pubblicamente" (vedi?) parlando di "gne gne gne" e "briscolette" invece che alzare il telefono e/o rispondere a quell'indirizzo.
Bene: messaggio ricevuto.
In quelle poche pagine ancora da riempire non ci sarà la firma di Cajelli.
Non c'è problema.
Farò/emo senza.
E farò/emo lo stesso.

Ma non voglio discutere con te.
Altrimenti certe scelte che avete fatto non riguarderebbero solo progetti cartacei, e questo sarebbe molto peggio.
E tra l'altro non avresti nemmeno più il tempo di uscire di notte mascherato a sconfiggere il crimine... perchè a 'sto punto ti tocca farlo, sai? ;)

Diego Cajelli ha detto...

Ste, te lo ridico chiaro chiaro:
Qui si continua a spostare l'attenzione verso il lato umano, verso di noi, verso il fare e il non fare.
La questione però scaturisce dal altri tipi di problemi, trova in altri tipi di rapporto il suo baricentro.
E ripeto, se si evitava di montare su tutto questo casino (pubblico) forse una soluzione la si poteva anche trovare.
Ora, chiaramente (e ci mancherebbe altro) è diventata una questione di principio.
Sai che cosa succede nelle questioni di principio?
Si esagera.
E guarda un po', appunto per determinate scelte non cartacee che ho fatto nella mia vita, vorrei evitare che degli amici esagerassero fino al punto di non ritorno.

Diè!

ottokin ha detto...

Io rimango sempre di più, ogni giorno di più della mia opinione.

Si sta sfiorando il ridicolo!

E pensare che ero quasi convinto che una supermegautoproduzione avrebbe salvato capra e cavoli.

Ma forse mi sbaglio.
Come al solito.

S3Keno ha detto...

@Diego:
Non capisco le tue parole, scusami. Mi sono perso dalla parola "baricentro" in poi!!! Ma nessuno di noi è verginello del web, e nemmeno tu - in fondo - ci credi che 'sta cosa potesse venire risolta dietro le quinte, quando polemiche ben più vistose di questa si sono infiammate in forum & blog per cause ben più futili...
Ergo: non prendiamoci in giro, per favore, che siamo tra persone intelligenti.
Quindi sai che faccio?
Mo' ti chiamo!!!

@Ottokin:
Ehi Paole', ma ti sei incantato?
Non sai dire altro che la parola "ridicolo" a ripetizione?
Tra l'altro che l'autoproduzione NON avrebbe risolto automaticamente tutti i guai te l'ho detto io stesso subito già da domenica scorsa, quando è scoppiato tutto il casino.
Infatti ci sto lavorando, con certosina attenzione.
E i primi frutti già si vedono ;)

Detto questo, non posterò più altri commenti che riguardino questo argomento nè qui su Diegozilla nè tantomeno su Bloggokin.
Casomai solo sul mio, che è lì apposta!!!
Ciao amici.

T_PAAMAYIM_NEKUDOTAYIM ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
T_PAAMAYIM_NEKUDOTAYIM ha detto...
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