martedì, maggio 01, 2007

Diario Londrese (1)



Dalla Fine.

Londra è un Mondo Parallelo.
E’ inutile chiedersi se, come e quando, quel tipo di atmosfera e di mondo ci sarà anche da noi, non ci sarà mai, punto e basta.
E’ inutile incazzarsi, è meglio godersi un microscopico assaggio di un Mondo Parallelo ad un paio di ore di volo da qui.
Di Londra ho visto poco, pochissimo, ma quel poco che ho visto è stato eccezionale, nel bene e nel male. Per male, per esempio, intendo il mio intimo rapporto con Milano.
Milano è una città che amo, è una città che credevo moderna, europea, metropolitana nel senso più ampio del termine.
Dopo una settimana a Londra, non puoi non prendere atto del fatto che Milano è un bel paesotto di provincia degli anni ’50 che gioca a fare la metropoli del 2000.
Milano, con i suoi negozi chiusi il Lunedì mattina e in pausa pranzo. Con le saracinesche che si abbassano alle sette e mezzo di sera. Con un metrò che non usa nessuno dopo le sei.
Qui cammini per strada e gli unici negozi che vedi sono banche e agenzie immobiliari, di là ci sono ottocentomila ristoranti uno attaccato all’altro, negozi, negozietti, food e news, e chi più ne ha più ne metta.
Alle undici di sera, in metrò ci sono le famiglie che tornano a casa.
Per terra, sui marciapiedi è pulito, c’è un immigrato appena arrivato che, invece di mascherare l’elemosina vendendoti dei libri, ha una macchinetta che pulisce il marciapiede.
Quel ruolo, da noi, se ci fosse, sarebbe riservato al cugino del parente del fratello dell’assessore.
E comunque vadano le cose, il cugino del parente non pulisce per terra, è in malattia.




Dall’inizio.

Rotatoria
Unadinotte, su un autobus che dall’aeroporto ci porta a Victoria Station.
Sono onestamente un po’ assonnato.
Mi sveglio quando l’autobus, a tutta manetta, imbocca la rotatoria dal lato sbagliato.
Maledetta guida a sinistra.
Per fortuna che ai semafori, quando devi attraversare, per terra ti scrivono: guarda di qui, guarda di là. Altrimenti ogni turista europeo in gita a Londra non camperebbe più di dieci minuti.

Tassista Cingalese.
Arriviamo alle 2 di notte a Victoria, e dobbiamo raggiungere il B&B.
Opto per la versione anoressica di Sandokan che guida un macchinone rosso, concordiamo il prezzo e si parte.
Gli diciamo dove dobbiamo andare, ma lui riesce ad orientarsi unicamente con il navigatore satellitare.
Il problema è che forse è appena arrivato e ha qualche problema con il nostro alfabeto, oltre allo spelling, devo anche mostrargli le lettere giuste sul tastierino del navigatore.
Ma ce la facciamo e arriviamo a destinazione.

La lingua.
Con grande sorpresa scopro che con l’inglese me la cavo meglio di quanto credessi.
Ho un po’ di problemi a capire la parlata dei giamaicani, ma sono gentili e in seconda battuta ci arrivo. Comunque sia, basta dire: parla un pochetto più lentamente, e loro lo fanno.
Dalle parti di Leicester square ci fermano tre ragazzi, un indiana, un bianco e una di colore, ci chiedono di accendere. Provvedo.
La ragazza nera ci augura buona serata, ma me lo deve dire due volte.
L’indiana dice: da dove venite?
E io: Italy!
E lei: BURRO!
Sfoderando con un sorriso l’unica parola che conosceva in italico idioma.
Ci salutiamo a suon di Burro e continuiamo la serata.
Al secondo piano di un autobus, noi seduti, arriva una scolaresca.
Alcuni salgono, altri rimangono giù.
Da sotto chiedono; C’è posto su?
E una ragazza afona, con i capelli biondi da paggio Fernando, sfoderando un vocione rauco da bluesman risponde: Neey!
Neey?
Io ero rimasto a Yep e Nop, sul Neey mi devo documentare.




Oyster Card.
Una semplice tessera che ricarichi, e lei ti calcola immediatamente la tariffa più conveniente quando esci dalla metrò.
Per averla la chiedi a un qualsiasi sportello in una qualsiasi stazione del metrò.
Le sterle che avanzi te le ridanno assieme alla cauzione.
Tempo dell’operazione per averla, caricarla e ridarla, minuti cinque.
Non devi compilare niente.
Da noi, per fare un qualsiasi cazzo di abbonamento all’ATM devi fornire l’ultimo esame del sangue e sposarti un controllore.

Saatchi Gallery.
(Testuale)
Mi scusi, è mezz’ora che cerco la Saatchi Gallery, ma non riesco a trovarla!
Era qui, ora non c’è più, e nessuno sa dove sia.
Addio al toro in formalina.
Poi scopro che il Duca di nonmiricordodove ha donato alla Saatchi un bel palazzo a Chelsea.
Inaugurano a Novembre 2007.

2 commenti:

ottokin ha detto...

Welcome Back!!!!
Mi sei mancato!

Noto con piacere che anche a te Londra ha fatto lo stesso effetto della prima volta che ci sono atterrato io. Pensa che da vero imbeccille io mi mettevo sul ciglio del marciapiede per attraversare la strada ma non su uno qualcunque, quello con i pali con le PALLE in cima, dove gli automobilisti sono costretti a fermarsi se tu stai attraversando LI!
Io come vedevo un macchina in arrivo attraversavo solo per vedere se si fermavano davvero, INCREDIBILE! Lo facevano tutti anche gli autobus!

Thomas Magnum ha detto...

Ahah fantastico, l'ultima volta per me è stata l'estate scorsa.
Ero in taxi con il figlio di Suresh ma non potevo saperlo, Heroes era ancora lontano ;)
La Oyster!!! Maledetti...uso ancora la custodia per tenere bancomat e codice fiscale e ogni volta che vado in metro qui a Roma cerco di non pensare alle attempate signore di Oxford Circus che con un rapido gesto aprivano l'"ostrica" e passavano con un bip, alla faccia di "next stop garbatella"...
Peccato per la moquette e le ragazze senza collo, potevano essere il mio popolo preferito...;)