giovedì, gennaio 18, 2007

Salutate la capolista!

Federica ha un nuovo lavoro fighissimissimo.
Il che si traduce in una serie di vantaggi. Il primo in assoluto, il più importante di tutti, è che finalmente sta facendo qualcosa che le piace molto fare.
Il secondo, egoisticamente correlato al primo, è che va tutto più liscio nel nostro quotidiano rapporto di concubinato, da quando gli stressss che si portava a casa dal lavoraccio vecchio non ci sono più.
Un altro vantaggio si chiama: Tessera Aziendale dell’Inter.
Sono due, e sono a disposizione degli impiegati o dei clienti, le richiedi, e a sorteggio vengono fornite il giorno della partita.
Il pacchetto comprende:
Parcheggio davanti, ma proprio davanti davanti allo stadio.
Due posti nel settore blu, sopra la tribuna rossa, entrata Vip.
Pass per il buffett.
E così, ieri, sono andato per la prima volta in vita mia a vedere una partita allo stadio.
Inter- Empoli.
Premetto che: Non ho una vera e propria fede calcistica, ma come diceva Jules in Pulp Fiction, la mia ragazza è interista e il che fa di me praticamente un intersita.
Non capisco un cazzo di calcio.
Continuo a sostenere vivamente che il fuori gioco, nel 90% dei casi, serva soltanto a creare polemiche successive.
Comunque sia, mi sono divertito da matti.
Parcheggiamo, andiamo a piedi, quattro passi, all’ingresso “Autorità”, punzonano le tessere e ci danno il braccialetto dell’ All Inclusive.
C’è un po’ di gente, ma mica tanta.
Due sale, con diversi tavoli e uno sciame di camerieri.
Il buffett è ricco, ma le cose più gustose sono invase da formaggi e latticini, a me proibiti.
Opto per una zuppa di fagioli e cavolo nero, ottima.
Focacce, salumi, dolcetti, beveraggi, caffè.
Usciamo.
L’Empoli si sta scaldando a cinque metri da me. L’erbetta sembra soffice.
Se fossi un ultras, potrei urlare agli empolani cosacce tipo: Siete spettinati! o Ciucciami il calzino!
E capperi, loro le sentirebbero.
Infatti, sopra di me, un amico di un empolista, parla con il suo amichetto mentre si scalda. Espone uno striscione dedicato all’amico, i due sorridono, e gli dice, distintamente: Dopo aspettami! E lui, Occhei!
Insomma, potremmo andare dalla parte in cui si scalda l’Inter, e io potrei chiedere a Materazzi che cazzo ha detto a Zidane, svelando il mistero una volta per tutte.
Ma, uno: Materazzi non gioca, due: dall’altro lato c’è un botto di gente.
Chiediamo a un Stewart dove sono i nostri posti, indica la fila e ci sediamo.
Alla mia sinistra c’è la curva degli interisti, e alla mia destra c’è comunque una curva di interisti. Sono delle scolaresche e sono un casino, un casino di bambini interisti.
Agli empolani è riservato uno spicchio, sono due macchinate arrivate da Empoli con sciarpe e bandiere, fanno quasi tenerezza.
Lo speaker, decisamente di parte, presenta prima l’Empoli, frettolosamente e sbagliando due nomi. Poi presenta l’Inter, con enfasi e vocali allungate.
Fischio. Si inizia.
Allora, la prima cosa strana è che la partita va avanti da sola senza commento.
Il portiere, quando la sua squadra è in avanti, se la gira di brutto. Io credevo rimanesse fermo in mezzo ai pali, invece cammina e cammina, arriva quasi a metà campo, valuta, e se è il caso torna indietro. Le pallonate fanno rumore.
La curva intersita canta, tambura, sventola, cantano tutti in coro, sono piuttosto arrabbiati con Ronlado, e manifestano il loro disappunto più volte.
Eleggo il mio coro da stadio preferito, fa:
SA-LU-TA-TE
LA- CAPO-LISTA!
TUMPA TUMPA TUMPA TA-TUMPA!
Mi piace l’uso della lingua di questo coro.
Al ventottesimo del primo tempo, Esteban Cambiasso, approfittando di un cross sparato da Gonzales, punisce il portiere dell’Empoli con un tocco di sinistro che si insinua tra i pali.
BOOM! Lo stadio, per quanto semivuoto, trema.
Un minuto dopo, in area interista, Dacourt entra fallosamente su Eder.
Il Signor Squillace fischia, indicando il dischetto di rigore.
Batte Gasparetto.
Mette la palla sul dischetto, la carezza un momentino, poi alza la testa.
Guarda prima Toldo, poi non può fare a meno di notare che cosa succede alle spalle di Toldo.
Una marea urlate di bambini interisti, cinquecento pargoli hanno abbandonato i loro posti, sono scesi di corsa, e sono tutti lì, dietro le transenne, piccini, una miriade di bambini, una moltitudine nerazzurra sotto il metro e cinquanta, urlano tutti, tutti assieme, un gridare acuto.
SCE-MOOO
SCE-MOOO
SCE-MOOO
Come si fa, dico io?
Vabbè, Nino non aver paura di tirare il calcio di rigore non è da questi particolari che si giudica un giocatore, ma come si fa?
Non si fa. E infatti Gasparetto, spara la palla sulla traversa, proprio sopra la manona di Toldo che comunque era lì.
Finisce il primo tempo.
Altro giro al buffett. Scusatemi.
Due caffè per resistere al freddo e un rinforzino di salame.
Si torna su, la partita ricomincia.
Al trentaduesimo del primo tempo, l’Inter raddoppia con un missile di Grosso.
So solo che correva quasi per i cazzi suoi, poi gli arriva la palla, e non so come, non so perché, si arrota su se stesso, allarga un braccio, gira il bacino, e colpisce. Sento l’impatto del suo piede contro pallone, uno STUNF micidiale, e la palla schizza verso la porta.
Gol, e di nuovo BOOOM nello stadio.
La Gazzetta di oggi dice: “Sinistro a rientrare dal centro-destra sul secondo palo per un 2-0 da incorniciare”
Fischio, fine.
Alcuni giocatori dell’ Inter vanno verso la curva dei bambini, e sparano una decina di palloni tra le manine dei pargoli.
Usciamo. Altra capatina al buffet. Si lo so faccio schifo.
Poi torniamo a casa.
Io sono satollo e divertito.
Chissà se l’ufficio di Federica ha le tessere per andare a vedere anche il Wrestling.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

non esiste legge fisica sulla conservatività dei salti ai buffet, per cui l'abuso è solo una virtù. alessandro

suXgiu! ha detto...

Voto come migliori commentatori personali di calcio: Diè & Frengo!

... si capisce che del calcio giocato non so proprio cheffarmene?

Davide Barzi ha detto...

Non vale, Diego, troppo facile arrivare adesso! E col buffet! L'innamorato, se non dell'Inter almeno di un'interista, lo volevamo al freddo negli anni in cui si perdevaopareggiava! Salutoni!