lunedì, novembre 06, 2006

I Motivi per fare fumetti

Sulla conferenza mi sono preoccupato un sacco e invece mi sembra sia andato tutto bene…
Il pezzo migliore del sottoscritto è stato fatto prima di sedersi dietro al tavolo, in privato, se non conoscete Tito di persona ve lo dico io adesso, altrimenti è probabile che vi abbia già telefonato per raccontarvelo, sta ancora ridendo…
Dunque, tutto inizia di fronte ad uno stand galeotto, in cui mi si parano davanti un centinaio di spille favolose, io e il maestro Ottokin ne rimaniamo estasiati.
Gli regalo quella di Uòchmèn, io mi compro: Ciàk Norris, Elvis, Fonzie, Magnum PI e Higgins.
Dopo una seria valutazione fatta da esperti di moda e look trendy, decido di appuntare Higgins sul colletto della mia giacca, e lì rimane, in attesa di saltare fuori al momento buono.
Il momento buono sono i tre minuti prima della conferenza.
Noi partecipanti ci ritroviamo assieme prima di prendere posto, tutti parlottano tra di loro, ma l’ospite straniero: Kikuo Johnson, il premiato autore di Night Fisher è un po’ in disparte, io mi avvicino e con il mio inglese da Toro Seduto, essenziale, ma adatto alla comunicazione, gli dico:
So che sei nato nelle Hawaii, e in tuo onore ho messo questa: la spilla di Higgins l’amico di Magnum!, Magnum PI, iù’nou?
Decifra il mio inglese in un paio di secondi di gelo, ma poi capisce e ride un sacco.
Pacca sulla spalla e via, per la conferenza!
Paolo “Spari di inchiostro” Interdonato non lo conoscevo di persona, ci eravamo beccati un secondo il giorno prima, presentandoci e trovandoci (spero sia così anche per lui) immediatamente simpatici.
Gipi è forte, quando parla gli guardo le mani, ha le dita lunghe e le muove in modo veloce ma molto elegante, non so perché mi fisso a guardare le sue falangi e le sue falangette, in passato, un simile rapimento da “mani” mi è capitato solamente parlando con Gino Strada.
Matteo Stefanelli, che ho frequentato a lungo durante la fiera di Napoli, è sempre attento e preciso, lui e Paolo conducono, integrano e stimolano la discussione in modo molto agile.
In sala c’è Igort, mi ri-presento, convinto che non si ricordi di me, invece si, e si ricordava anche che dovevamo fare qualcosa assieme che non abbiamo fatto.
Viene fuori che io e Kikuo siamo grandi lettori di fumetti, prima lettori e poi autori, sono contento, ultimamente, in alcuni ambienti, sembrava quasi che essere prima dei grandi appassionati di fumetti e successivamente degli autori, fosse una grave gravissima colpa da espiare.
Tito soffre un po’, nel senso che non ama parlare di sé stesso e del lavoro, preferirebbe parlare dell’opera e non dell’autore, una ragazza lo incalza, trovando molto interessante la parte che Tito stava raccontando, allora lui si apre, generosamente, raccontando di quell’intima sofferenza che ci accomuna un po’ tutti.
Giovanni Mattioli non lo conoscevo, e non faccio nemmeno in tempo a conoscerlo, visto che alla fine della conferenza mi trascinano via perché siamo in ritardo e ci aspettano.
Comunque sia, lui mette un po’ di pepe sulla carbonara, lui e Gipi discutono un po’, più o meno mi lancia una frecciatina, e io penso bò, ce l’avrà con me.
Alla fine, facendo un riassunto assoluto, si può dire che la conclusione sia questa:
Si fanno fumetti per raccontare delle storie, e raccontare storie è un’esigenza primaria.
Si usano i fumetti per raccontarle, perché il fumetto è un linguaggio.
Anzi, il fumetto è il più bel linguaggio del mondo.
Poi prende la parola un signore in sala.
Fa un lungo intervento, a mio parere bellissimo, per me impossibile da scrivervi qui, dovevate esserci.

6 commenti:

ottokin ha detto...

Conservo gelosamente quela bella spilla di Uotchèm erano anni che volevo comprarla e invece è stato il mio amico Diego a regalarmela, sul motivo per cui si fano fumetti, sono d'accordo, si fanno fumetti essenzialmente per raccontare storie! Per quello spesso, troppo spesso, mi danno fastidio le guerre di religione, tipo è meglio il volume della GinoLino e quello Dellabidibodi. Cazzate! Sono belli entrambi, poi scatta il gusto e la culturale personale!

Baci Diè! Presto sarò da te!

Sparidinchiostro ha detto...

Il registratore digitale ha funzionato... Mi sa che un giorno sbobino e (se son d'accordo tutti, ma proprio tutti-tutti) la buttiamo da qualche parte.

Fam ha detto...

Fumettoterapia: si fanno fumetti perché là fuori si sta male.

Enri ha detto...

Beh, io sì che c'ero..ero tra il pubblico, un po' indietro
e magari a momenti distratto dalle grazie della spettatrice a
cui ero finito
accanto, ma in fin dei conti sempre vigile..che dire, il
dibattito è stato interessante, anche se la mini-polemica
tra Gipi e Mattioli
mi è parsa un po' sterile.Anch'io sono rimasto molto colpito
dal primo, per voce movenze e tono dimesso della voce, mentre devo dire di non impazzire
per il modo di fare freddo e misurato del secondo..ma pur non
condividendo le sue affermazioni un po' rigidine sul "vero" fumetto contrapposto a
"quello che cerca di essere altro" mi ha fatto sorridere il falso
vittimismo pretestuoso dell'autore toscano..diciamo che l'atteggiamento da
"machestaiparlandoconme?noperchèsembravapropriouncommentosulmiolavoro"
che ha tenuto per un po'non mi è parso uno dei contributi migliori di un dibattito
che, tra l'altro, aveva tutto un altro tema..
Buffi bisticcetti a parte gli interventi e lo svolgersi della serata sono
stati davvero piacevoli, e nel finale anche Igort (forse sentitosi tagliato fuori?non aveva un posto al tavolo!)
ha voluto definire più chiaramente il proprio peso e la propria autorità entrando
in calcio volante nel dibattito. C'è stato qualche stendersi di tappeti rossi, ma alla fine sia il suo intervento
sia quello del signore preparatissimo seduto dietro di lui(ma chi era?parlava come un libro stampato!!)
hanno contribuito più che positivamente allo sviluppo della discussione..
Medaglia d'oro della serata sicuramente per Kikuo Johnson, di cui non ho ancora letto nulla,
ma la cui semplicità spiazzante nell'illustrare la propria passione per il fumetto, fatto ma soprattutto letto e amato,
vale più di mille pose autoriali o artistoidi a cui siamo forse da troppo tempo abituati.

E bona lè. Và che papiro che ho scritto.

Diego Cajelli ha detto...

Enri, la domanda mi scappa, cerco di trattenerla ma non ci riesco...
Davo l'impressione di atteggiarmi e di essere in posa?
Eh?

Diè!

Anonimo ha detto...

anche io ho assistito al dibattito, e concordo sia sui commenti sulle mani di GiPi (che trovavo quasi ipnotiche) sia su quelli sul siparietto finto polemico e sulla stesura di qualche tappeto rosso magari prescindibile (almeno visto il tema del dibattito).

rispondendo alla domanda di die' direi proprio di no, nessun atteggiamento o posa da navigato artista.
anzi, un sano modo divertito di parlare di un lavoro che e' per prima cosa una passione.

una bella spinta per chi magari (come me) muove i primi passi (o vuole muoverli) in un ambiente irto di paletti e "personaggi".

per sino la mia ragazza (spero non fosse quella che enri guardava, ma tanto la guardo spesso anche io...) si e' divertita molto.

ciao (e perdonate la lunghezza)

alessandro