martedì, novembre 28, 2006

Bad Trip

L’underground, per me ha un odore, un odore che ha abitato a lungo nelle mie froge, e che ripensandoci adesso mi riporta indietro nel tempo, mettendo un po’ zucchero mnemonico, nell’ amarissimo caffè che sto buttando giù.
L’altro giorno è morto Gianluca Lerici, 43 anni, uno tra gli artisti più importanti degli ultimi quindici anni, meglio noto con il nome-icona di Professor Bad Trip.
Profondamente legato allo stile, alla grafica, all’assalto frontale dell’estetica underground, e come ogni cosa under, ha influenzato moltissimo l’over, tracce del suo segno, echi della sua ricerca, digeriti da altre mani, oggi sono visibili anche sul patinato lucido, ha pubblicato recentemente un libro per Mondadori, ma il suo territorio originale, è stato sempre, per scelta, l’area oscura del sotto più frenetico e antagonista.
L’underground dicevo, a metà degli anni ’90, odorava di birra rovesciata a terra che si asciuga in un angolo, odorava di erbetta fumosa nell’aria e di olio per motori di Moto Guzzi, odorava di pile di vecchi libri e di aglio. L’odore dell’underground, a quell’epoca, era per me l’odore del COX18.
A quei tempi si faceva la guerriglia psichica, qualcuno delineava il manifesto programmatico del cyberpunk radicale, si discuteva allegramente di SPK e di Genesis P Orridge seduti in cortile, si ricevevano volantini pieghevoli sui bio-innesti della linea Genetika della Tese SPA, si aspettava con ansia il prossimo numero di Decoder, si viveva, mangiava, respirava, praticava, raccontava, un tipo di cultura impossibile da trovare in qualsiasi altra parte del mondo.
Lì, al COX18.
E sempre lì, direttamente dalle mani di Gomma, una notte di nonsopiùquantidiomio anni fa, ricevetti tre cose: Il primo volume della Trilogia Illuminati di Shea e Wilson, i primi rudimenti sul phone phreaking e il numero uno di Comic Land, ad opera del Professor Bad Trip, autografato e numerato, lui non c’era, oppure c’era ma non me lo ricordo, quelli erano anni duri e la memoria può vacillare, credetemi sulla parola.
L’impatto con il bad trip-segno era una viaggio in territorio alieno, la sensazione di troppopieno, di saturo, e di lucidamente riempito con rigore quasi matematico, faceva girare la testa.
Non c’erano mediazioni in quei disegni, era un rapporto diretto e unico con la purezza estetica degli anni ’90, o meglio, di un certo tipo di anni ’90, anni ‘90 abbastanza cyber ma decisamente punk, un punk alla milanese nel mio caso, che non significava cresta e zafferano, ma significava coesistere nervosamente con i primi manager con il telefonino, la fottuta Punto Blu, un sindaco di nome Marco Formentini e i vagiti neonatali degli happy hours.
Tutto questo fastidio, analizzato, sovradosato e amplificato, Bad Trip lo metteva sulla carta, sulle tavole di un qualcosa che da tecnico, facevo una fatica bestia a definire fumetto.
Il babbo del fumetto underground italiano, si sa, è Matteo Guarnaccia, vate da sempre e comunque, gran Mogol della stampalternativa, fin dai tempi del Bob Dylan fatto con Antonio Tettamanti.
Bad Trip e Guarnaccia, come nel più classico scambio della borraccia da Tour de France nel 1952, pubblicano assieme un flip book nel ’94, un volume con lato A e lato B, da una parte Bad Trip, dall’altro lato Guarnaccia, è il numero due di Comic Land, e dove l’ho comprato?
Al COX18, ed ero avvolto dall’odore dell’underground.
Osservandoli assieme, si nota immediatamente la differenza tra l’approccio psichedelico con il disegno che ha Guarnaccia, e il contatto lisergico con la tavola che ha invece il Professore.
L’opera di Bad Trip è tecnicamente un MK Ultra, è un “Orgasmo di Mezzanotte” grafico, si differenzia e si differenziava da tutto l’underground che c’era prima, che era invece molto più free, molto più joint e lava lamp.
Lisergico e perfetto per inchiodare sulla carta quel concetto volubile di cyberspazio-reale di cui si parlava tantissimo in quel periodo, rappresentando l’attuale come in un vero e proprio cattivoviaggio da acido, dove non c’è spazio per fuggire, perché non c’era spazio per fuggire nell’apocalisse metropolitana, senza social forum, ma piena di social riot.
Suoni, tecno giapponese, albi con una metropoli disegnata in ogni suo centimetro, con gli Psycho Mutants e i Cathodal Zombies, con Crash ballardiani e Tommy il bimbo aragosta.
Disegni, murales, magliette, illustrazioni, grafiche, copertine.
Grazie professore e addio, divertiti al Teknovortex Club.

2 commenti:

Gianluca Costantini ha detto...

Bellissime parole...

bladerunner ha detto...

Che il tuo sia un VERY GOOD TRIP, prof. Bad Trip. So long amico, e un grazie anche a te Diego per aver ricordato adeguatamente chi lo merita. Ciao.