lunedì, maggio 22, 2006

Lost and found

Una volta, un bel po’ di tempo fa, parlando con Andrea G. Pinketts del mio manuale di sceneggiatura, tra un sigaro e una grappa il maestro disse più o meno:
Cazzo!… Il tuo manuale stende le storie su un tavolo e gli fa l’autopsia!
Ancora oggi mi chiedo se fosse un complimento oppure no.
E’ vero?
Faccio il patologo delle storie?
Forse.
Fatto sta che per un certo periodo mi sono divertito a fare a pezzi le trame, sventrarle, sezionarle e sistemarle tutte per bene su un vassoio d’acciaio, poi le guardavo e risistemavo il tutto.
Io dico: “Vedere la matrice”
Da un punto di vista tecnico, liberandomi dal patto di complicità e da ogni impulso emotivo, vedo l’osso, la struttura, la forma anatomica delle storie che leggo, vedo, eccetera…
Non sono ancora del tutto capace di farlo con le storie che scrivo io, con loro ho ancora un forte vincolo emozionale e spesso (sempre) prendono il sopravvento su di me e vanno per i fatti loro.
Ma non è delle mie storie di cui stiamo parlando.
Stiamo parlando di Lost.
La struttura narrativa di Lost è estremamente pericolosa.
Ripeto: Questa narrazione è MOLTO pericolosa e non rispetta le regole di sicurezza per il Bungee Jumping.
L’elastico, non lo si può tendere in eterno.
Non rispetta nemmeno le norme minime di un buon rapporto sessuale.
Non sempre ritardare l’orgasmo è una cosa buona.
Mi spiego peggio:
Sostituendo la risoluzione del plot con un colpo di scena che ritende nuovamente l’elastico della struttura della trama, se le risposte alle domande sono altre domande e le uniche risposte concesse vertono unicamente sulla caratterizzazione dei protagonisti, arrivati a un certo punto non c’è risposta che tenga.
Qualunque sia il finale, deluderà.
Punto.
A meno che non ci sia proprio un finale.
E deluderà ancora di più.
Certo, è un gioco estremamente interessante, stimolante e nuovo, basato sul rispondere alle domande narrative dello spettatore con altre domande narrative, ma…
Mi ricorda il finale della barzelletta del culturista e della ballerina.
Lost rischia quella figura barbina.
E la rischia tantissimo.

17 commenti:

Marcello ha detto...

Peró a che puntata sei arrivato. Io sto vedendo l'episodio 11 della seconda stagione, e secondo me si inziano ad ottenere una serie di indizi in questa stagione che ti portano ad alcune conclusioni logiche. A me la struttura di Lost sembra molto simile alla struttura di Babylon 5, cose che sembrano senza ragione nella stagioen 1 che capisci fino in fondo solo nella stagione 4.

Elia ha detto...

Da quando ci hai fatto la lezione sullo "smembramento" della trama e delle 3 uniche trame possibili, rovino sempre la visione dei film ai miei amici!uahuahuahuah!!!!
ho imparato a gestire sto potere mutante di scordarmi o ricordarmi ste regole, a piacimento.
forse adesso conquisterò il mondo....

ciao Diego e torna a trovarci!:)

Elia, un allievo del secondo anno della scuola del fumetto di palermo

L'Orso Ciccione ha detto...

Maledetto! Nemmeno Google mi ha aiutato stavolta: quale cavolo è la barzelletta del culturista e della ballerina (anche se si può immaginare il finale barbino)?
Ti odio quando getti queste esche...

L'Orso Ciccione ha detto...

Ma poi le trame non erano 21? Dalle lezione che facevi a noi le hai ridotte...

alessandro ha detto...

Per ora (sono alla fine della prima stagione) a me Lost non ha deluso. E trovo adorabile la moltiplicazione frattale dei misteri, per cui la "soluzione" di una piccolissima parte di un enigma diventa a sua volta un nuovo enigma. Però non so quanto possa durare. Secondo me una struttura del genere, a livello di scrittura, può reggere per tre stagioni. Ieri ho scoperto che stanno scrivendo la quarta... e questo mi inquieta.

ale

ps: occhio alla dinamite, è pericol...BLAM! (detto da un uomo a cui mancava giusto la maglina rossa aderente)

jk ha detto...

ma la tua interpretazione di lost quale sarebbe, se ne hai una?

Anonimo ha detto...

Sono alla 12 della seconda stagione, e sono d'accordo con Diego. Era da dieci anni che non mi appassionavo così ad una serie tv, ma se va oltre la terza serie, la retrocederò a bidone totale. Temo sia anche il problema di avere a bordo così tanti fumettari (Dini, Lindelof, Loeb, Abrams, Grillo-Marxuach...) abituati a trame che non chiudono mai. Chi è il terzo fratello Summers ?!?

michele ha detto...

Ritardare l'orgasmo. Sigh. Maledetto, Diego, maledetto.

m.

Alberto Lanzillotti ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Anonimo ha detto...

Quello che è andato LOST, ultimamente, è il cervello della sceneggiatori americani, sostituito dall'avidità del marketing. Come cantava il grande Bob, "what's made in USA sure was a good idea, 'til greed got in the way". Ma a tanta gente va bene così, quindi forse hanno ragione loro...
M.M.

L'Orso Ciccione ha detto...

Quindi quando viene fuori un serial con una bella idea di fondo bisogna sperare che non abbia successo, altrimenti te lo trascinano indefinitivament fino a che non ne rimane solo una carcassa irriconoscibile...

Amico di amici ha detto...

Dié, è ancora facilmente reperibile in giro il tuo manuale di sceneggiatura?
In ogni caso, se hai voglia di scrievere un post sulla teoria delle 3 (o 21?) storie, lo leggerò con molto interesse. L'argomento mi intrippa. :)

Gipi ha detto...

Ciao Diego, sono Gipi. Leggo spesso le tue pagine ma non intervengo mai perchè mi vergogno.
Però stavolta non posso esimermi.
Ho analizzato Lost pure io, con i miei poveri mezzi, ed ho sintetizzato quello che penso in una striscia disegnata. A parole non mi sarebbe riuscito. Secondo me diciamo le stesse cose. Se vuoi dagli un'occhiata. la trovi qui:
http://www.bacidallaprovincia.com/lost.htm

Scusa se ti metto un link che pare una pubblicità, ma stavolta proprio non ho resistito :)

Buona visione e auguri per le tue scritture presenti e future.

Anonimo ha detto...

Ho appena finito la seconda serie. e' tempo di conclusioni. L'unica verità è che , dal Pilot in poi, Lost ha conosciuto una discesa continua, lieve, ma di discesa trattasi. Questo accade ogni qual ci si trovi di fronte ad un incipit talmente potente da eludere ogni aspettativa futura. I primi quindici minuti di pilot sono da mozzare il fiato, per tecnica, ritmo, bellezza formale. Ho seguito lost perchè mi sono innamorato della finezza realizzativa, della leggerezza estetica, non davvero per i misteri che vorrebbe celare. Lost non è un serial, è un meccanismo, pertanto deve funzionare, non deve rispondere a domande idiote. E' chiaro fin da subito che il tutto sia un esercizio narciso ed autorefenziale di regista e sceneggiatori. Il plot dell'isola è solo una scusa per coinvolgere il mass market, ovvero ragazzini, lumache del marketing e ignoranti vari. Quello che è veramente stupefacente di Lost sono le sue inquadrature, le fotografie, le sincronie narrative. Una elegante macchina narrativa.

Peccato che tutto ciò si esaurisca con l'apertura della hatch. l'ultimo sprazzo di grande Lost lo abbiamo con la magnifica ironia di "make your own kind of music", in un nowhhere-nowhen. Quando si inceppa il disco si inceppa anche Lost. Quello era il momento in cui le grandi rivoluzioni narrative necessitavano approfondimento e serietà. Il susseguirsi di nuove domande in luogo di risposte non è una scelta criticabile. Vista dall'esterno puo reggere bene, puo essere funzionale, a patto che si discerna attentamente tra le domande che si pone lo spettatore e quelle che si pongono, nella finzione, i protagonisti.
La sensazione di "big tease" diventa insopportabile quando ci si rende conto che le ovvie domande che si pone lo spettatore non trovano riscontro nelle curiosità dei protagonisti. Insomma, non è possibile che non maturino pensieri, ragionamenti, supposizioni o domande solidali all'interno della comunità dei dispersi. Tesori informativi vengono sciupati senza minima remora, i personaggi sembrano essere assolutamente disinteressati ai perchè, ai per come. E, cosa ancor piu drammatica, non si sviluppano mai discussioni di confronto: cosa ho visto io? cosa hai visto tu? chi è lui? gli hai chiesto qualcosa? Nulla di tutto questo. I nostri agiscono come belve inferocite e drogate, perseguendo obiettivi a corto termine, totalmente privi di logica d'insieme.
Questo è il problema di Lost: insufficenza di verosimilianza, benchè in contesti fantastici.
E' tutto.

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Phentermine ha detto...

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