venerdì, marzo 31, 2006

Il favoloso mondo

Per una serie di questioni in parte legate agli alieni, questioni che spiegherò prima o poi, l’altro giorno sono dovuto andare in comune per fare dei documenti.
Mi scoccia sempre un po’ confrontarmi con l’esterno, fare la fila, affrontare la burocrazia e quant’altro, lascio sempre mal volentieri la mia grotta quando devo rapportarmi con un qualcuno dietro uno sportello, ma quei documenti andavano fatti, e così, dopo aver consegnato le mie tavole in Bonelli sono andato in centro, nell’ufficio grosso.
Ho deciso di prenderla come una gita, e con gli occhi da turista mi sono messo l’anima in pace e ho iniziato la trafila.
Primo passo: Capire dove andare.
E’ facile, entri, e c’è un banco con scritto “Informazioni”
Chiedo.
Sala grande, prenda il numero.
E’ la risposta.
Secondo passo: Primo sguardo alla sala grande.
Una trentina di sportelli, bene, ma poi guardo meglio, soltanto quattro sono operativi.
Guardo meglio ancora, nel centro della sala ci sono una marea di poltroncine, e su quelle poltroncine c’è una buona parte degli abitanti dell’emisfero occidentale.
Sono tutti seduti con delle carte in mano.
Qualcuno dorme, qualcuno telefona, qualcuno legge, qualcun altro aspetta con lo sguardo perso nel vuoto.
Un tabellone con dei numeri rossi ti dice a quale sportello devi recarti, dopo aver emesso un BIP di avviso.
Non c’è uno sportello con scritto: Il numero lo prendi qui.
Sala grande, prenda il numero.
Già, ma dove?
Terzo Passo: Prendere il numero.
Cerco con lo sguardo una nonnina a cui chiedere, quando posso, chiedo sempre alle signore, magari in milanese, mi piace parlare con le nonne di Milano, ma con la coda dell’occhio vedo un movimento rapido a uno sportello, capisco e mi reco a prendere il mio numerino.
La donna allo sportello sta discutendo con una collega su una non meglio precisata cena (o pranzo) da tenere a breve, e sull’eventualità o meno di invitare una collega, che se lo sa si offende.
Concludono che è proprio il caso di avvisarla, poi mi guarda.
Spiego.
Tenga, mi dice producendo lo scontrino A667
Guardo il tabellone con i numeri rossi.
In quel momento è il turno di A535.
Mi siedo.
Quarto passo: aspettare il proprio turno.
Esco tre volte a fumare.
A comprare una pizzetta.
A telefonare a Federica.
Vado in bagno.
Leggo Dampyr “La dea Egizia”
Prendo appunti su ciò che vedo.
Chissà perché se sei straniero ti danno del tu, ma se sei italiano invece no.
Lo trovo un comportamento razzista.
Chissà perché nessuno degli impiegati parla un’altra lingua oltre all’italiano, quando devono spiegare qualcosa a uno straniero si mettono a urlare, come se fosse sordo.
Uno si scoccia, vuole parlare con il direttore, è lì da tre ore e sbotta, ghe minga el diretùr?…
La comunità filippina è molto unita, quando si incontrano, anche se non si conoscono, si mettono tutti assieme e si scambiano informazioni.
Una signora al telefono, ringrazia una sua amica per i regali di compleanno.
Arriva una neo mamma con una bambina bellissima di due settimane.
L’intero ufficio si blocca con un sorriso.
Un “ma che bella bambina!" pensato o pronunciato in tutte le lingue del mondo serpeggia per la sala e per un momento siamo tutti più buoni.
Verso l’una, ci deve essere il cambio di turno, l’ufficio è aperto fino alle tre e gli impiegati agli sportelli si danno il cambio.
Capisco che Paolo Villaggio in realtà, è da iscrivere nel registro degli autori neorealisti.
Assisto a una vestizione che inizia alle 12.50 e finisce alle 13.00 ora locale.
Una signora bionda, con movimenti da moviola, prende una giacca bianca dalla spalliera della sua sedia, la osserva, misura le cuciture, esamina i bottoni come se li vedesse per la prima volta, stremata ci infila un braccio, ci pensa, sbuffa, ci infila quell’altro, risistema il risvolto delle maniche, prima una, poi l’altra, passa al collo, è una maratoneta al trentottesimo chilometro, guarda il cielo, l’orologio, allaccia il primo bottone, pausa, il secondo, pausa, il terzo.
Ci pensa.
Si alza, prende una sciarpa dall’attaccapanni, controlla con attenzione che sia la sua, la maneggia, la rimaneggia, se la mette attorno al collo, studia i nodi marinari, opta per una gassa semplice, procede nell’annodamento come se dovesse spiegare il movimento a una platea di bambini.
Non è soddisfatta del risultato.
Slaccia e ripete, con la stessa flemma sontuosa di Armstrong sulla Luna, occhei va bene.
Sono le tredici e zero zero, e se ne va.
Dopo due ore e mezza, il tabellone rosso dice che è il mio turno.
Quinto passo: Fare il documento.
Arrivo allo sportello, dico quello che devo fare.
Concordiamo di fare entrambi i documenti su un foglio solo.
Quindici euri.
Trrrrrraacc, stampata e timbro.
Mi da il foglio, buongiorno.
In tutto, sono passati quarantaquattro secondi.
Mi sento confuso, dopo tanta attesa credevo che il mio rapporto diretto con l’amministrazione comunale durasse di più, mi sento come uno che ha fatto due ore di fila per un appuntamento con Jenna Jameson e poi… poi… ci siamo capiti.
Quasi quasi prendo un altro numero e rifaccio la fila.
Poi ci ripenso, esco e torno a casa.

6 commenti:

valentina di torina (!) ha detto...

diego hai sempre la capacità di farmi vivere realmente le situazioni che descrivi...!!!
bravo!bravo!
clap clap!
un saluto

Anonimo ha detto...

Tutta colpa degli alieni, noi lo sappiamo, ma non spargiamo troppo la voce in giro!

La ele

Marcello ha detto...

Bellissimo, sembra il Paraguay, con la sola differenza che a) per avere il documento devo dare una "mancia" al funzioanrio che si sa guadagna poco e b) anche se ugualmente serve un minuto per fare il documento devo tornare in due settimane che se no ci abituiamo troppo bene... "ma che crede di essere in europa?"...

Arcobalenotturno ha detto...

ahah bellissimo...
ma chissà chi sono i veri Alieni?

alessandro ha detto...

Villaggio E' un autore neorealista! Specialmente nei libri, ha descritto alla perfezione il mondo dell'impegato piccolo-borghese di quegli anni. Oggi manca, qualcuno che riesca a buttare lo stesso sguardo geniale sull'attuale mondo del (non)lavoro... [forse in parte camera cafe ci riesce, ma solo in parte]

a.

Alpo ha detto...

Grande diegoooooo :)
Mi hai fatto un perfetto affresco delle persone che mi cirdondano!!!
Cezzionale.