venerdì, gennaio 13, 2006

CSI NY

Il vero mistero del terzo millennio non è che cosa ha combinato l’abate Saunière a Rennes-le-Château, delle persone di polso lo scoprirebbero in un quarto d’ora con un paio di Bulldozer.
L’autentico mistero, oscuro, terribile eppure sotto gli occhi di tutti, è legato a Las Vegas, è nascosto tra le luci dello strip e negli occhi di Gil Grissom, o di William Petersen se preferite.
Che cosa c’è a Las Vegas che negli altri posti non c’è?
Perché a Miami e a NY non nasce la stessa alchimia che sembra scorrere a fiumi in Nevada?
Non può essere colpa della variazione delle luci, il verde di Las Vegas, il rosa/rosso di Miami e il grigio/azzurro di NY non bastano per spiegare il motivo dell’assenza del patto di complicità con i personaggi.
Se per Miami è abbastanza facile, identificando in Orazio Che Strazio l’allontanamento del mio cuore dalla partecipazione emotiva alle vicende, per NY, almeno per me, è molto più difficile capire perché ieri, in prima serata, mi sono abbastanza striato le gonadi.
Io adoro Gary Sinise.
Gary lo apprezzo fin dai tempi della versione televisiva dell’ Ombra dello Scorpione di King, il personaggio di Stu era praticamente costruito su di lui, ed era stato grande a muoversi nell’apocalisse post influenzale.
Gary è il Tenente Dan, non il primo bamboccio che passa.
Eppure, nonostante la mia passione nei suoi confronti, tra lui e Petersen, o tra Mac e Grissom se preferite, c’è un vero e proprio abisso.
Ieri, a tenermi sveglio è stata solo la regia di Deran Serafian, un vecchio volpone del piccolo schermo, che ha saputo ribaltare il mio ventiquattro pollici come pochi sanno fare, ha ritratto una New York visivamente inedita, più costruita rispetto alle diagonali in movimento del New York Police Department di Sipovic, ma al tempo stesso senza il disturbo dell’effetto cartolina.
Eppure...
Manca qualcosa, e il qualcosa che manca non è nemmeno nella scrittura, la sceneggiatura è una sola per tutti gli episodi delle tre serie, cambiano i nomi, i fatti, ma alla fine la struttura tecnica è assolutamente identica, lo sai e lo accetti, per fede o per passione.
Credo che CSI Las Vegas sia un autentico classico moderno.
Grissom non è un personaggio, ma è un vero e proprio archetipo, tutto quello che è venuto dopo, sia come location sia come struttura di personaggi, è soltanto una ri-produzione, e il tuo cuore lo sa.
Ma se CSI Las Vegas è un classico moderno e CSI Miami e New York non sono alla sua altezza , RIS Omicidi Imperfetti che cos’è?
Semplice, è Una Pallottola Spuntata senza Frank Drebin e la demenzialità intenzionale.

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Io non sarei così severo con RIS, che perlomeno è un tentativo coraggioso di fare poliziesco "puro" (di per sé clamoroso per la nostra fiction, che odia il "genere" e lo annacqua sempre) e di rifarsi a modelli aggiornati. Anche se questa seconda serie è sconcertante per l'azzeramento delle caratterizzazioni... va da sé che Flaherty non è Petersen...
M.M.

Anonimo ha detto...

Visto e, soprattutto concettualmente, apprezzato. È stata fatta una scelta coraggiosa e a suo modo estrema, quasi in controtendenza. Un racconto asciuttissimo, stilizzato, basato soprattutto sui fatti, in cui pochissimo spazio è stato lasciato a psicologie e vite personali dei personaggi.
A questo si è unita una reciazione particolarmente sobria, a tratti distaccata, del protagonista.
Bravi tutti. Magari anche... troppo bravi. Capisco Diego. Lo capisco perfettamente.
Ho letto che la serie è andata bene, con quindici milioni di spettatori come media per puntata, ma non bene come CSI e CSI Miami, che fanno rispettivamente ventisette e ventuno milioni. Pare che gli americani abbiano trovato CSI NY troppo freddo e cupo. Il che è comprensibile.
Io però ci resterò attaccato. Stasera sarò ancora lì. Il coraggio va sempre permiato. E di questi tempi, voi vedetela pure come volete, ma i telefilm mi danno spesso molte più emozioni del cinema. Anche quando sono freddi e cupi.

Ciao
Tito

French Connection ha detto...

non so di che cosa parliate perché non ho la tv, ma lamenzione di Los Angeles e di William Petersen (ma è ancora vivo?) mi ha fatto per un momento sperare che stessi scrivendo del capolavoro di uno dei più importanti e sottovalutati (per colpa sua, va beh) registi americani degli anni Settanta, William Friedkin: parlo di Vivere e morire a Los Angeles (1985), con i due ossessivi poliziotti antifalsari che rubano soldi veri per comprare soldi falsi...

Diego Cajelli ha detto...

Per French Connection:
Il miglior Petersen di sempre è quello di Manhunter, diretto da Michael Mann.
Altro film sottovalutato di brutto.

Per Tito e per M.M.
Stasera replico anchio la visione, poi affinerò il mio giudizio.
Concordo con la piacevole cupezza!

ottokin ha detto...

Ha perfettamente ragione Tito quando dice che in molti casi le serie televisive offrono molto di più del cinema e deludono meno, su CSINY tutto sommato nulla da dire, lui è troppo un grande per deludermi, ok non è Grissom, questo lo si sapeva dall'inizio, ma se avremo la pazienza di affezionarci al protagonista ci darà grandi soddisfazioni.
Un solo quesito ora che dovete assolutamente aiutare a risolvere: Perchè la sigla ha la stessa musichina idiota di BAYWATCH? è solo il caso "italia" oppure avevano finito i compositori di sigle e l'hanno ricilata?

Diego Cajelli ha detto...

Hola Otto!
La sigla è Baba o'Riley degli Who.
E' orriginale, se leggi tutti i titoli di coda è indicato nei credits ammericani.
E' anche la canzone preferita del Dottor House!

Diè!

dario dp ha detto...

Tutte le sigle di CSI sono canzono degli WHO

L'Orso Ciccione ha detto...

Chi si rivede, il mio inossidabile prof. di sceneggiatura alla Scuola del Fumetto... potevi mancare un tuo Blog? No!

Ma se NY e Miami non sono all'altezza di Las Vegas e RIS e peggio, cosa dire di RIS comprato dai francesi e rigirato tale e quale con attori d'oltralpe? Vedere per credere:

http://www.hyjoo.com/sujet-19352.html

Aspetto di vedere nel tuo profilo l'indimenticabile copertina di "Fresco"!

Buy Levitra ha detto...

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Phentermine ha detto...

Thanks for interesting article.