mercoledì, gennaio 04, 2006

Banco Solo

Ho letto il libro di Pupo.
Non fate quella faccia, sì, ha scritto un libro e io l’ho letto.
“Banco Solo” è un compatto 160 pagine, edito dalla Gremese, dove il Ghinazzi racconta delle sue avventure come cantante, come giocatore e soprattutto come perdente.
Non è un capolavoro irraggiungibile della letteratura occidentale, la parola “apotropaico” non c’è nemmeno una volta, è solo un diario scritto da Pupo, da leggere in un paio d’ore, ma è interessante e apre almeno un paio di riflessioni da fare per forza.
L’ha scritto lui, e gli scrittori raccontano un sacco di palle, specialmente quanto parlano di loro stessi, alcune cose sono sicuramente esagerate, ma…
Certo è che gli sono passati per le mani un sacco di soldi e un sacco di donne.
Donne, groupies, successo, serate internazionali, gnocche, weekend a Venezia, suite eccetera, ne viene fuori una sorta di Robbie Williams di Ponticino, con 20milioni di dischi venduti e concerti in tutto il mondo, per le platee dei nostri emigrati.
Mentre leggevo delle avventure pupesche, mi chiedevo: Ma se uno come Pupo, ha avuto tutte quelle donne e tutti quei miliardi, tutto quel successo e ha potuto tenere l’altissimo tenore di vita che mi sta raccontando, uno come Mick Jagger che fa?
Prince, Springsteen, McCartney eccetera, che cosa possono permettersi?
Io a Pupo ci voglio bene, non posso non voler bene a uno che si fa chiamare Pupo e canta Gelato al Cioccolato, ma parliamoci chiaro… Su di Noi non è Satisfaction.
Per cui, mentre leggevo, nasceva in me la convinzione di non aver capito un cazzo della vita, e di aver fatto le scelte sbagliate, non potrò mai perdere cinquecentomila euro a Saint Vincent e questa cosa un pochino mi da fastidio.
Intorno a pagina 106, ho sentito il bisogno di trovare anche io una passione distruttiva, tipo il Poker, la caccia all’orso con l’arco e le frecce, i superalcolici, qualcosa che facesse dire a qualcuno: Diè non ha consegnato perché era al fianco dei ribelli angolani…
E invece niente, non ho passioni morbose e autodistruttive, a parte mangiare tre etti di pasta di media e fumare un po’ troppo.
Banco Solo non è una conradiana discesa negli inferi dell’animo umano, non è una disumana parabola discendente e il finale apre spiragli positivi, ma ogni tanto, riesce ad illuminare dei piccoli angoli bui, dove quello che viene detto lascia intendere molto di quello che non viene detto.
Io la società dello spettacolo l'ho appena annusata, sfiorata, toccata con la punta delle dita, mi ha ustionato il medio, e con la pelle staccata dalla falange sono tornato a casa, eppure…
Eppure c’è qualcosa di orribilmente narrativo, anche in quel poco che ho visto, ed è legato al buio, alla parte nascosta, a ciò che si muove nella polvere.
Vorrei mi venisse raccontata la realtà di quei cantanti anni 60 che si portano dietro le basi midi e vanno a cantare nelle piazze della provincia sconfinata, o le storie delle eterne comparse, o di quelli che entrano nei bar, sperando che qualcuno li riconosca.
Una volta, tanto tempo fa, quando facevo quello famoso, andai in Puglia per una serie di serate in piazza, il tecnico audio era il batterista dei Bisonti.
Un tizio con la barba, corpulento, che prima del cabaret si metteva alla tastiera e sulla base pre registrata cantava un paio di evergreen.
Il popolo di Candela (Fg) applaudiva e lui era contento.
Il Pupo risollevato, ora è in tivvù, e tra lui e il Bisonte ci sarebbero molte storie da raccontare.

12 commenti:

alessandro ha detto...

COnsiglio: cerca "Quanto mi dai se mi sparo?", di Sergio Endrigo (ed. Stampa Alternativa).
Racconta molte cose interessanti a proposito. Ed è scritto benissimo.

a.

Anonimo ha detto...

Gentile autore,

ti comunichiamo che il tuo post, visibile all'indirizzo http://liberoblog.libero.it/spettacoli/bl2171.phtml, ritenuto particolarmente valido dalla nostra redazione, è stato segnalato all'interno di LiberoBlog, il nuovo aggregatore blog di libero.it

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Diego Cajelli ha detto...

Vi ringrazio liberiblogghi!
Speriamo che l'articolo non sia troppo personale per la vostra platea che è molto più vasta della mia...

Grazie ancora!

Diè!

valentina ha detto...

oh!!diego scalata al successo!!hey, hey, io lo conosco!lo conosco, è un mio amico, hey!!
..hi hi..
seriamente: bravo Diè, ma già si sapeva. E bravi coloro che hanno saputo apprezzarti!

Vlad Frosa (zagorforum) ha detto...

Intorno a pagina 106, ho sentito il bisogno di trovare anche io una passione distruttiva, tipo il Poker, la caccia all’orso con l’arco e le frecce, i superalcolici, ...e invece niente, non ho passioni morbose e autodistruttive.

E il fumetto? Non è abbastanza? Sich...

Diego Cajelli ha detto...

Vlad!
Il fumetto non è affatto una passione autodistruttiva, anzi!
Semmai, per me, è proprio il contrario!

Diè!

Anonimo ha detto...

Bravo Diè, gran bel post :)

Brendon

LNZ ha detto...

ebbene si: conobbi pupo poco piu' di un'anno fa per lavoro.
giovedi ne avrai il resoconto.
sii puntuale,
lorenzo

Gonzo Patrizii ha detto...

gnocche, weekend a Venezia,

una volta ho fatto anch'io un weekend a Venezia, nel 1986. Gnocche, ne ho vauta qualcuna, non come Pupo probabilemtne (a proposito, ma chi cazzo è Pupo?)

utte quelle donne e tutti quei miliardi, tutto quel successo e ha potuto tenere l’altissimo tenore di vita che mi sta raccontando, uno come Mick Jagger che fa?

Tanto per cominciare, Jagger si è fatto anche un sacco di uomini (ora penserai che invento, ma nel retropalco di un concerto a Oakland nel 1982 mi ha fatto capire chiaramente che si sarebbe fatto anche me. A me era molto simpatico anche perché, in California, era l'unico uomo che avessi conosciuto più basso di me).

In secondo luogo, Jagger è così ricco, potente e sicuro disé che il bisogno di scrivere un libro credo non l'abbia mai nemmeno sfiorato.

Su di Noi non è Satisfaction.

L'argomento, come dicono i giuristi, "non ha pregio": Satisfaction non è la Missa Solemnis, ma Beethoven non scopava mai lo stesso.

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Great article! Thanks.

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Phentermine ha detto...

Thanks for interesting article.