mercoledì, novembre 23, 2005

Lucca, quasi un mese fa...

Ho avuto tempo per riflettere.
Ho avuto tempo per leggere i vari commenti che via via sono stati pubblicati sui forum, sui blog, sui siti di fumetti, ho ascoltato e percepito i pensieri dei miei colleghi e alla fine… ho deciso una cosa.
I fumettisti a Lucca sono ospiti dei Games.
Punto.
Come ho già detto, frequento la mostra fin dal lontano 1990, a quei tempi avevo ancora un illusione di capelli, la gente stava scoprendo il segreto dei Biodroidi, e un sacco di altre cose.
Dal 1990 ad oggi, i fumetti a Lucca hanno avuto un percorso astronomico, nel senso puro del termine, si sono allargati, fino a raggiungere la dimensione di una Super Nova, tipo nel 96/97 con quattro o cinque strutture, palazzetto, tendone editori, tendone antiquari, tendone librerie, Altervox, e chi più ne ha più ne metta, fino a diventare una Nana Bianca nel 2005.
Questo è un bene?
Questo è un male?
I Nazgul leggono fumetti?
Non lo sappiamo.
Quello che so, è che sei o sette anni fa, io guardavo quelli che si prendevano a mazzate con le spade di gomma e pensavo: Sciocchini!
Oggi mi sorprendo a pensare che praticamente avevano ragione loro.
In sostanza, in questo stato di Ospiti i fumettisti si pongono delle domande e fanno dei ragionamenti.
Qualcuno (Rrobe e altri) dice che va bene così, che comunque i due pubblici possono incontrarsi, senza i Games il settore Comics non reggerebbe, e afferma di aver visto con i suoi occhi Legolas che leggeva il numero uno di John Doe.
A Qualcuno (Gipi e altri) fa girare le balle alzarsi dal tavolo dopo sei ore di disegni per i lettori e andare al bagno facendo lo slalom tra spadaccini che si inseguono, con un mal di testa formato famiglia generato dal trailer di Final Fantasy XXXVII sparato a tutto volume.
Sarà che ormai sono diventato un borghese e bevo l’acqua usando il bicchiere, ma mi ritrovo pienamente in entrambe le posizioni.
A volte, i due pubblici si incontrano, ma a volte no.
Che cosa vorrei?
Partendo dal sacrosanto punto di vista che “non tutti i diversi sono uguali”, non vedo perché dobbiamo essere obbligati a condividere per forza lo stesso spazio nello stesso momento.
E lo dico riferendomi ad entrambe le categorie, rispettandole entrambe, dal momento che entrambe hanno esigenze, desideri e necessitano attenzioni diverse.
Per “spazio” intendo quello mentale e quello fisico.
Pensare che Heroclix, Will Eisner, Pazienza, Dampyr, D&D, le carte di Magic, Lamù, Bibì e Bibò, le Winx, i tornei di WarHammer e Diabolik possano stare sullo stesso scaffale, è una cazzata di pensiero.
Su come si pensa, è difficile intervenire, ma forse si può ragionare sugli spazi fisici.
Forse, ci vorrebbe un pochettino di attenzione in più nella disposizione architettonica degli stand, e forse, dico forse, dividere alcune situazioni in Momenti diversi.
Le premiazioni per esempio.
A parte il fatto che Lucca Games ha quasi più premi che espositori, ma è proprio necessario premiare nella stessa serata Comics e Games?
Questa coesistenza poi, crea dei simpatici momenti ilari e gioviali.
Sono diventato un borghese e va bene, ma ci metto poco a tornare alle mie vecchie abitudini da ragazzo di strada della Bovisa.
Il prossimo Master che mi dice che più o meno io e lui facciamo lo stesso lavoro di scrittura, giuro che lo prendo a testate.
E poi c’è il Cosplay…
Tra i fumettisti, il Cosplay è fonte di eterne discussioni, molto di più dei rigori della Juve o delle capacità di Briana Banks…
Niente come una discussione sul Cosplay può accendere gli animi.
Io mi sto facendo una cultura, leggendo l’ottimo libro di Luca Vanzella.
Nel frattempo, però, non mi sono ancora fatto un idea su che cosa penso io del Cosplay.
Facciamo così…
Provo a parlarne un pochettino con una mia amica che sta prendendo la specializzazione in psicologia dinamica e psichiatria sociale, ho la necessità, fortemente mutuata dalla mia formazione junghiana di capire quale significato simbolico ha il cosplay.
Devo capire perché nel mio dizionario personale, il termine Otaku mi risulta come negativo, lo associo a fatti di cronaca nera giapponese con protagonisti spinti da manie ossessive compulsive, mentre in Italia, lo stesso termine è usato in modo allegro e amichevole, con gente che si vanta di essere Otaku.
Ha ragione Gipi.
Gli Otaku corrono in un recinto, autoreferenziale e a tenuta stagna.
Al tempo stesso però, tolti gli adolescenti trentenni che vivono nel Giappone della provincia di Biella, con i loro riti e il rischio di sentire il rumore di una sirena all’orizzonte, c’è qualcosa del Cosplay che mi piace da matti.
Il gruppo di Star Wars ad esempio, i super eroi, i cattivi di Ken il Guerriero, i robottoni fatti con il cartone che si muovono rigidi rigidi, le armate di Troll incazzosi truccati al pari di un film…
Insomma, c’è da riflettere.
Credo che come in tutte le cose, ci sia un centro, una posizione mediana da valutare.
Santocielo!
Sto diventando sempre più borghese.

9 commenti:

Claudio ha detto...

Ecco perché altri come me parlano bene della Francia! Non perché bbiamo la puzza sotto il naso ma perché lì il fumetto non viene considerato un IBRIDO, cosa che invece in Italia esiste da sempre (vedere Angouleme per capire). Il fumetto é un'ibrido tra letteratura e disegno (cazzata del secolo) quindi dobbiamo inserirlo in una manifestazione con un'altro elemento d'intrattenimento: Fumetto=bambino, bambino=gioco e nasce la Lucca Comics e Games. Credo che la coesistenza dei due fattori nella nostra cultura sia inprescindibile... ahimé!

Claudio ha detto...

ho scritto imprescindibile con la n..... sorry!

Diego Cajelli ha detto...

Ciao Claudio!
Lo sai, io sono presuntuoso...
Io cercherò di fare qualcosa QUA, dove vivo, nel mio paese natale.
Non sono io che me ne devo andare, ma sono io che devo LOTTARE, qui, per cambiare le cose.
Come?
Con la mia presenza e il mio lavoro.
E' l'unico modo.

Diè!

Claudio ha detto...

sono d'accordo! Ma infatti parlavo soltanto di identità e rispetto del Media fumetto! La lotta é fondamentale, e anch'io ci provo.
Ma non é facile, semplicemente perché come ha detto GIPI "ho un dubbio su quello che possa essere il cambio generazionale".

Diego Cajelli ha detto...

In che senso "cambio generazionale"?
Mi dici dove ne parla Gipi così leggo che cosa dice?
Graz!

Diè!

ottokin ha detto...

Duqnue vediamo di contribuire alla discussione in modo costruttivo. La questione cosplayer (odioso acronimo inglese) che per praticità chiamerò in un più sensato italiano CREMAS (CREtinii MAScherati) non riguarda i bambini, ma gli adulti vittime della televisone/dvd/vhs che non ne sanno uscire e che pensano che sia figo mascherarsi da Gundam a 35 anni. Credo che malgrado i nostri sforzi non riusciremo MAI a convincerli, qui non è questione di cos'è il fumetto ma di come viene posto. Da sempre il fumetto è per bambini e se lo leggi da grande sei un mezzo demente, in Francia sei un demente se non li leggi, perchè hanno la pessima abbitudine a considerarli addirittura arte! Fra l'altro l'esposizione dei CREMAS alle mostre non fa che dare ragione a tutti i detrattori del fumetto (e forse hanno anche ragione...). Per ora è tutto, un saluto

8k

Claudio ha detto...

Il mio ragionamento iniziale in un certo senso rafforzava il tuo post, cercando di entrare in merito a quelle che possono essere le ragioni di "politici" che per far quadrare i conti e fare più "presenza" alla manifestazione creano polpette di tutto quello che piace hai ragazzi: Il fumetto, il Games e i "giocattoli". Il mio ragionamento sulla Francia non era legato al mercato che é assolutamente diverso dal nostro ( e non entro in merito di meglio o peggio), ma al linguaggio fumetto e alla sua dignità di media.Ad Angouleme il ministro francese l'anno scorso ha donato le chiavi della città ad Art Spiegelman, in italia il nostro ministro forse non sa neanche chi é. Loro si interessano a fare una manifestazione dove tutti possono essere più omeno contenti.
La frase di Gipi non cé da nessuna parte, é stata una chiaccherata mentre faceva dediche allo stand Coconino, parlavamo delle persone che maggiormente acquistavano fumetti che in maggioranza avevano passato i 25/30 anni. La domanda che ci ponevamo era dove stavano i ragazzi a quel punto sono passati una serie di cosplayer's e la sua risposta é stata "ho un dubbio su quello che possa essere il cambio generazionale".I ragazzi in effetti (nella maggioranza dei casi) vanno più a Lucca per comprare modellini, giocare ai giochi di ruolo e vestirsi da supereroi non dei fumetti ma di cartoni giapponesi. Pochi comprano fumetti perché amano leggerli. Anch'io vado a Lucca dal 95, da Palermo mi facevo 15 ore di treno all'andata e 15 al ritorno per comprare fumetti, perché qui NON arrivavano e tra l'altro tardano ad arrivare anche adesso! ; (

gedo ha detto...

Opinioni di Gipi su Lucca
Ecco dove puoi/potete trovare le dichiarazioni di Gipi su Lucca

alessandro ha detto...

Ciao, sono un master e volevo dirti che...
No, scherzo.
O meglio. Ti assicuro che uno che volesse andare a Lucca per provare qualche GdR nuovo, senza mettersi le recchie a punta, l'armatura di polistirolo o similia rischia di provare lo stesso fastidio di uno che ci va per i fumetti.
Tra l'altro andrebbe appeso per le palle chi ha avuto l'idea del palco per i cosplayer, grazie al cui impianto di amplificazione possono frantumare le gonadi in un raggio di miglia e miglia.

a.