mercoledì, novembre 23, 2005

L'importanza di Padovani.

Ho già parlato, tempo fa, di Bullet & Justine…
Ora, mi ritrovo tra le mani White Squaw e Snuff Night, gli ultimi lavori di Mauro Padovani, editi dalla Annexia e presentati a Lucca.
Alessandro Bottero, in un articolo sulle uscite lucchesi, disse che non si sentiva di consigliarli a nessuno.
E’ un errore.
Il problema è tutto nelle tre colpe che gravano come macigni sulla schiena di Padovani.
La prima colpa è quella di essere un outsider assoluto, e come tale, fa i fumetti che vuole fare, non deve rendere conto a nessuno, non deve difendere nessun tipo di orticello, si mantiene facendo l’idraulico e disegna raccontando quello che gli pare.
La seconda gravissima colpa, è quella di usare la violenza come mezzo espressivo.
Guai.
Viviamo in una società che accetta e tollera la violenza intrinseca di un Reality, appoggia l’estrema violenza di un personaggio come Simona Ventura, ma è pronta a condannare sul piano narrativo un cazzotto in faccia o una scarica di calibro nove alla nuca.
La terza colpa, la più grave di tutte, è quella di distaccarsi dall’estetica gay ad uso e consumo degli etero.
Mi spiego meglio.
Per prima cosa, chiedo scusa in anticipo alla comunità gay, il mio è il ragionamento di un etero, per cui, scriverò per forza delle michiate...
Dunque:
Come eterosessuale, ho a disposizione sui veicoli di comunicazione non specificatamente omosessuali, una serie di elementi narrativi gay, adatti e concepiti per il mio modo etero di vedere il mondo gay.
Personaggi carini, educati, biondi, leggiadre figure parafemminili, piene di buon gusto e di consigli su come vestirmi di meglio.
I gay di Padovani invece sono grassi, sudano, hanno la barba, i peli sulla schiena e si accoppiano selvaggiamente.
Non sono veicolati ad una pubblicazione specifica (Orsi, giusto?) e appaiono su un fumetto che viene indicato per adulti in termini generali e non in termini specifici.
Troppo per un etero che per "moda" si avvicina alle tematiche gaie.
Per cui diciamolo, a noi etero spaventano da morire gli Orsi e non c'entra nulla la violenza espressa dai disegni di Padovani, è una mera questione estetica...
Però, sono convinto che la stessa storia, con protagonisti alla Jude Law forse sarebbe più tollerata da un pubblico eterosessuale.
Ma...
Padovani è politicamente scorretto in termini assoluti.
Non esistono più fumetti di questo tipo, ed è essenziale averne, a mio avviso, per conservare lo spirito indipendente del media stesso.
Non schierarsi.
Non regalare niente all’occhio del lettore.
Non aggiungere altre statue alla cattedrale del già visto.
Essere sopra quando ci cercano sotto.
Padovani lo fa, e lo fa in modo magistralmente violento, disturbante, brutale.
Basta saperlo.

4 commenti:

Mauro Padovani ha detto...

Grazie Diego, è per gente come te che continuo a far fumetti.
Non perderti la mia intervista sul sito di Comicus.
Mauro Padovani

Perdidobear ha detto...

Scrivi che, parlando da etero, probabilmente dirai delle minchiate. Invece - da gay - ti confermo che hai detto qualcosa di assolutamente puntuale, anche se forse con qualche imprecisione dovuto a scarsa conoscenza dell'ambiente. E' così: l'estetica degli orsi è penalizzata anche all'interno della comunità gay. Gli Orsi e quanti li gradiscono sono spesso considerati "degenerati" dagli stessi omosessauli, ed è a causa di questo razzismo all'interno della minoranza che è nato il movimento ursino. Purtroppo, l'estetica dello snello, patinato, fico, è trasversale. Di conseguenza un lavoro come quello di Mauro (che stimo) incontra le medesime resistenze solidalmente da parte del circuito sia omo che etero. Che altro aggiungere, se non che la trasgressione (come sempre) può essere uno dei primi passi per cambiare le coscienze e insegnare a tutti (gay o no) che la bellezza, il desiderio, l'amore, è un'emozione privata, e pertanto assai soggettiva. Non una regola della pubblicità. Complimenti anche a te, Diego, per l'intelligenza e la puntualità del commento.

Diego Cajelli ha detto...

Grazie a tutti, avevo sinceramente paura di scivolare nel luogo comune e di offendere qualcuno...

Diè!

Luca ha detto...

Ciao, sono Luca di ANNEXIA (avete presente la Topolin? Beh, ancora peggio…). Vorrei ringraziare innanzitutto Alessandro Bottero – un po’ di pubblicità gratuita non fa mai male. Anzi, proprio il suo netto commento su White squaw e Snuff night ci ha portati a ragionare con maggiore lucidità sul perché abbiamo pubblicato (e continueremo a pubblicare) Mauro Padovani.
Tralasciando le “coincidenze” che ci hanno portato a conoscere Mauro, non credo molto nel destino ma, come diceva il vecchio Zio Bill “Non esistono incidenti”, i motivi che ci spingono a sostenerlo nelle sue scelte fumettistiche non sono certo di carattere commerciale. Sarebbe arduo definire i fumetti padovanici come semplicemente porno o, termine che ho sempre mal sopportato, “trasgressivi”.
Mauro è un grande autore e un grande disegnatore che semplicemente crea le storie che vorrebbe leggere. E scusate se è poco. In più se ne frega se questo può dare fastidio a qualcuno. Sono proprio queste caratteristiche a farcelo stimare, le capacità unite ad un approccio puro – con questo non voglio fare nessuna menata su chi è più intransigente, su chi non accetta compromessi ecc., non mi interessano più di tanto i discorsi sull’integrità. Ognuno fa quello che riesce, a seconda delle possibilità e delle occasioni, scelte professionali e creative comprese. Il punto non è (solo) questo. Il coraggio di Mauro risiede non tanto nel proporre storie estreme – ci sono probabilmente in giro cose altrettanto violente e/o sessualmente esplicite – ma nel portare avanti un punto di vista filosofico ed estetico difficile da capire ed accettare. Nelle sue storie tutti sono vittime e tutti sono carnefici. Non c’è possibilità di redenzione, è vero. E allora? Dove sta scritto che il fumetto o qualsiasi altra forma di espressione debba offrire speranza e conforto? L’opera di Padovani è una visione dell’inferno, tanto più disturbante in quanto priva di velleità “artistiche”, quello che vedi è quello che hai.
La scelta dell’estremo non porta da nessuna parte? Può essere, e allora è proprio lì che stiamo andando, insieme a Mauro, un amico oltre che un autore della nostra casa editrice, a dare un’occhiata a questo Uomo nero che incute tanto timore. Speriamo che sia un Orso, un grasso uomo peloso che si accoppia selvaggiamente con altri uomini, piuttosto che un fighetto che discetta amabilmente di abbigliamento e coppie famose.
Non credo che il lavoro di Mauro sia rivolto ad un pubblico specifico (omo, etero, amante dell’iperviolenza ecc.), forse per questo gli riesce difficile farsi pubblicare. Sono rimasto molto colpito dalle sue storie (altrimenti non le avrei pubblicate), proprio per lo spiazzamento che creano, per i molteplici livelli di lettura, per tutti i rimandi, la cultura (sì, avete letto bene), la sofferenza che le sottendono.
Ma arriviamo al punto. E ricambiamo i favori. È la violenza che disturba? Ho avuto modo di leggere Killer elite, su cui non do giudizi perché non sono in grado, pubblicato da Bottero, e la violenza si spreca: tonnellate di cadaveri crivellati di colpi, teste spappolate, capezzoli strappati…
Non è la violenza il problema, quindi.
Della mancanza di speranza e di possibilità di redenzione ho già detto prima, non ho mai creduto e non credo sia quello il metro per giudicare un’opera – e questa è una mia personalissima opinione.
Cercherò di dire la mia sulle argomentazioni messe in campo da Diego e da Perdido.
Forse è proprio il sesso a disturbare. Facciamo finta che sia così. Diciamo: Mauro è sincero fino in fondo, siano sinceri anche i suoi detrattori.
Sembra che solo ciò che è considerato bello abbia il diritto di essere mostrato, questo vale nel mondo cosiddetto “normale”, come in qualsiasi altro ambiente dove si consolida una cultura con i suoi canoni e parametri.
Circa quello che dice Diego, l’atteggiamento da parte degli eterosessuali – i “normali” – rispetto agli omosessuali soffre di questo limite. Cioè, se sei omosessuale, almeno cerca di essere giovane e carino. Comportati, parla, vestiti in un certo modo, affinché io possa catalogarti, tollerarti o meno, scegliere il mio atteggiamento nei tuoi confronti.
Mauro è “politicamente scorretto in termini assoluti” forse proprio in questo, nel non concedere nulla, nel tentativo (riuscito, a quanto pare), di oltrepassare i limiti. In modo diretto, violento e brutale, come è nel suo stile.
Grazie di cuore a Diego Cajelli e Perdidobear.