venerdì, settembre 23, 2005

Fumetti, il miracolo.

Mentre ci sbraniamo tra di noi, dividendoci in parrocchie, distinguendo i popolari dagli autoriali, storcendo il naso di fronte alle doppie iniziali o al romanzetto adolescenziale (a scelta) mentre si va in Francia, o in via Buonarroti, mentre si sindacalizzano le tariffe e si fanno le lavagne con i buoni e i cattivi, mentre si scomodano i filosofi, i ragionieri e gli esteti, stiamo perdendo sempre più la lucidità necessaria per renderci conto che siamo una categoria di miracolati.
Il fumetto, è il solo, autentico, unico, miracolo del nostro tempo.
Forse i fumetti vendono meno rispetto al passato, ma è assolutamente eccezionale che vengano ancora stampati, venduti, letti e diffusi, unicamente attraverso la forza interiore del media.
Il fumetto va con le sue gambe, è fatto da persone che (nel bene o nel male, piacendo o non piacendo) lo fanno perché ne sono capaci, senza trucchi, senza inganni o fumo negli occhi.
Senza monopoli alle spalle e senza influenze esterne.
Parliamo un pochino del nulla, giusto per fare degli esempi.
Leggevo su Dagospia:

“Il catastrofico inizio di stagione del Biscione non poteva non avvelenare i rapporti tra Mediaset e la consorella Mondadori. Ricci, ma soprattutto Lucio Presta, manager di Bonolis e Paola Perego, rimangono ogni settimana basiti davanti ai periodici di Segrate che promozionano a colpi di copertine e articoloni le isole della Ventura, i pacchi di Pupolis, cioè proprio di coloro che sono i carnefici dei loro programmi. Un primo risultato l’hanno ottenuto: Sorrisi e Canzoni Tv è stato dissuaso dal mettere in copertina la Mona. Ma c’è un settimanale che sfugge a Presta ed è “Chi” che spalma la scuderia di Lele Mora su tutte le pagine, starring la Ventura. Non solo. Si vocifera che nel prossimo numero di “Star Tv”, altro periodico Mondadori, sarebbe presente un articolo non proprio piacevole su “La Talpa”. Urge un tavolo di pace.”

Miracolo.
Il fumetto viene letto anche senza campagne, senza coalizioni di consorelle, senza imposizioni trasversali.
Il successo di un fumetto è guadagnato, non costruito.
Il fumetto è fumetto, non è sostenuto da altro, se si parla di fumetti non è grazie ad un bombardamento fatto dai press agent amici degli amici, nessuno ti lava il cervello, nessuno ti bombarda di spot, nessuna testata consorella reclamizza urlando l’ultimo fumetto uscito.
Non ci sono manager con ville in Sardegna, con sul cellulare il numero privato di un ministro qualsiasi.
Il fumetto va avanti con le sue gambine, e vive.

Il fumetto è sincero.
E’ frontale, diretto, non può nascondere le incapacità intrinseche dei suoi autori, non può trasformare un fumetto di merda in un fumetto bellissimo.
In poche parole, il fumetto non può fare ciò che è stato fatto a Maria in questa foto:



E dunque?
Per come stanno le cose, oggi, in un paese al 48esimo posto nella classifica mondiale della libertà di stampa, in una situazione di assoluto controllo mediatico, dove è possibile trasformare la merda in oro o l’oro in merda nel giro di 24ore, è tempo di alzare la testa, tutti assieme.
Diciamolo una volta tutte:
Siamo l’unico media veramente vivo.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Cazzate, siete in crisi come tutto il resto del paese.
Conta le testate Bonelli chiuse, le miniserie di ripiego per far lavorare i grandi esclusi e i cali delle vendite vertiginosi.
JONATHAN STEELE non è stato venduto a Playpress?
GREGORY HUNTER non è solo una sagoma di cartone nelle soffitte bonelliane?
NICK RAIDER non è ormai solo un romantico ricordo?
Crisi, ragazzo mio, crisi...

Anonimo ha detto...

Mi pare che qui si parli di "apparenze" e "verità". Crisi o non crisi, non è quello il punto.
Da qualsiasi parte trovi la presentatrice svampita piazzata li x il suo bel faccino, che non sa neanche quello che dice,ma lei è li..mah..
giornalisti impomatati e profumati peggio che una prostituta appena uscita di casa[passatemi la finezza] ma qui si parla di sincerità nei confronti di chi ti guarda,o che guarda, nel nostro caso,quello che fai. E mi spiace,ma qui non c'è da dir niente, nè da obiettare.
Ele

Anonimo ha detto...

temo che la nostra indipendenza derivi esclusivamente dal fatto che non ci considera piu nessuno.non una gran soddisfazione.

Valentina ha detto...

clap clap clap clap !!!
applausi Diè, davvero, che bel pezzo hai scritto!Ele con il suo commento ha capito il "succo" dello scritto di Diego..è vero, forse in alcuni punti il"fumetto" cede un po' -ma non portare, anonimo, tre seriali bonelli come quasi unico esempio di fumetto!- ma anche se cede, lo fa sempre e comunque con la dignità e la forza e la sincerità che riesce anche a sorreggerlo, quella forza di cui parla il Cajelli!

Anonimo ha detto...

ghgh..e io che credevo di non essermi spiegata troppo bene. ;)
Ele

Marco Rizzo ha detto...

Ho sentito altre volte il discorso di Diego.
Credo che Diego si riferisca a qualità "intrinseche" del medium, alla sua "sincerità".
Non ci sono le prese per il culo o i vuoti giri di parole a cui ci hanno abituato altri media.

Diego Cajelli ha detto...

Risposta per il primo anonimino:

Quelli come te, confondo l'economia con l'etica.
E' questo il vostro problema.
Vendere non è l'unico metro di giudizio della realtà, come il potersi permettere le rate a tasso zero non è sinonimo di ricchezza.
Eticamente il fumetto non è in crisi, riluce di quella splendida forza che molti invidiano.
Poi..
Steel è stato venduto alla Star.
Per Nick Raider, aspetta un paio di mesi, poi ne parliamo.
Firmati.

Diè!

Gikfiljonir83 ha detto...

viva cajelli

vivaddìo un post decente