martedì, agosto 30, 2005

Diario Cubano (5)

Il Floridita e la Bodeguita del Medio.
Si sa che ci andava Ernest Hemingway a bere, te lo dice la guida e l’itagliano ci vuole andare.
Bene.
Se non fossi un idiota, chiederei ai cento turisti in fila per fare le foto, quale tra i romanzi di Ernest è il loro preferito.
E comunque… minchia, quanto beveva Hemingway!
Al Floridita, lo zio Ernest beveva il Daiquiri, mentre alla Bodeguita scolava Mojito.
Che ci crediate o no, il turista va a bere quello che beveva Hemingway nei posti in cui lo beveva, in pochissimi però, una volta tornati a casa, scriveranno “Il vecchio e il mare.”

Souvenir 2
Improvvisamente, svoltiamo in una piazza piena di bancarelle di libri.
Il gruppo prosegue la sua marcia e io prego Federica di tenerli d’occhio, guardo le copertine, i miei occhi scorrono freneticamente sui titoli.
Lei, riconoscendo il mio sguardo da bambino perduto nei paesi dei balocchi, mi aiuta di brutto, mi dice: guarda qui, guarda lì, e grazie alla sua supervisione, in mezzo minuto compro i miei souvenir cubani:
La ristampa anastatica dell’album di figurine di Camilo Cienfuegos e il Manual Basico del Miliciano de Tropas Teritoriales, sui contenuti del secondo, è meglio non parlarne in rete, di questi tempi non si sa mai.

Diè è razzista.
Mi tirerò addosso la furia dei liberal benpensanti politicamente corretti, ma devo dirlo.
Ci portano in un mercatino tipicamente turistico, tre file di bancarelle, strette strette, sotto a dei tendoni per ripararsi dal sole.
Il posto è angusto, le bancarelle sono moltissime, c’è un sacco di gente, venditori e turisti.
Se quel mercato fosse stato in un paese arabo non ne saremmo usciti vivi.
Lì, ti infili tra le bancarelle e non c’è nessuno che ti tira, non c’è nessuno che ti blinda trascinandoti a forza nel proprio bazar, non c’è nessuno che ti obbliga a comprare, non ci sono solo uomini, pronti a trattare un prezzo che parte da cento volte tanto il prezzo “vero” dell’oggetto, non c’è nessuno che afferra la tua ragazza, facendole i complimenti, mettendole in mano dei gioielli di merda, costringendoti a litigare per andare via, come ci è successo varie volte in Tunisia.
Ne siamo così sconvolti, che non siamo riusciti a comprare niente.

Il quadro più bello del mondo.
70/100, in puro stile Pop Art, quattro barattoli di zuppa, citazionismo assoluto da Andy Warhol, sui quattro barattoli i volti di Fidel, Che Guevera, Camilo e un altro che non conosco.
Colori fluo, accesissimi, e le scritte: Ideologia, Sexo, Rivolucion, Libertad.
Prezzo: Mille e cento Pesos, novecento e rotti euri.
Federica, che adora la Pop Art, sospira.

Gramma
Prende il nome dalla barca che Fidel usò per tornare a Cuba dal Messico in compagnia di un ottantina di rivoluzionari.
Ora è l’organo ufficiale del partito, viene venduto per strada a un Peso, con il supplemento: Juventud Rebelde.

Permuto.
A Cuba la casa è di proprietà dello stato, non so bene come funzioni, ma credo che ti venga assegnato un alloggio, ma non so se paghi l’affitto.
Fatto sta che sulla strada, appesi alle porte di casa ci sono molti cartelli, gente che scambia il proprio appartamento con un altro più adatto alle proprie esigenze, più grande se la famiglia si è allargata, più piccolo se in casa non è rimasto più nessuno.

Turismo Sanitario.
Aver salvato il fegato di Maradona, ha proiettato la sanità cubana nell’olimpo dei grandi, hanno i migliori ospedali del Sud America, dopo il turismo, la principale fonte di reddito per lo stato è appunto il turismo sanitario, gente che va a Cuba per farsi curare.
C’è un centro pediatrico famosissimo e importantissimo, puoi andarci per delle cure o per studiare, accettano gratuitamente studenti da tutto il mondo, a patto che poi rimangano a Cuba per un determinato periodo di tempo per esercitare la professione che hanno imparato.
Sia per le cure, sia per lo studio, arrivano da tutte le parti del mondo, Venezuela, Argentina, Europa e … Stati Uniti.
Questo la dice lunga in fatto di eleganza.

Conclusioni, più o meno…
Mezza giornata a l’Havana è troppo, troppo poco.
La città è bellissima, le cose da vedere, guardare, annusare sono troppe, la gita è stata interessante ma decisamente breve, fatta di corsa, se non ti interessa soltanto arraffare sigari e Rum, torni in aeroporto con una sensazione di coito interrotto.
La decisione è presa.
La prossima volta, organizzeremo il viaggio in modo diverso, una settimana di tour in giro per Cuba e una settimana di mare nella natura di Cayo Largo.
Io e Fede ci stringiamo la mano, il patto è stato fatto, oh oh oh occhi di gatto.

Los Cinturones.
Risaliamo su un Tupolev per tornare a Cayo Largo.
Uno steward di mezza età ci dice di allacciare le cinture, io ravano nel mio sedile, ma della mia cintura me ne manca un pezzo.
Lo dico allo steward, ravana anche lui un po’ nel sedile, poi mi guarda, fa spallucce e l’aereo parte.
Farò senza.

Dan Brown.
“Il Codice Da Vinci”, tradotto in tutte le lingue del mondo, e i suoi derivati, tipo: “I Segreti del Codice Da Vinci”, “Gli Aggettivi del Codice Da Vinci in una rilettura cabalistica”, “Ci sono i nazisti dietro il Codice Da Vinci?”, “Inventa anche tu il Codice Da Vinci”, “Gioca e Colora con il Codice Da Vinci”, “Sudoku tratti dal Codice Da Vici” e “ Porno Codice Da Vinci, io lo so perché quest’uomo sta sorridendo”, sono i libri più letti in spiaggia.

Copriti!
Le poche che sfilavano in topless non potevano permetterselo.
Il tutto per la gioia di Federica, visto il mio personale ribrezzo verso le orecchie dei Cocker, il mio sguardo non ha sguazzato per la playa e non ho fatto classifiche.
Sì, sono un porco, lo so.

Giubbe Rosse.
Forse ha ragione Michael Moore in “Bowling for Columbine”, i canadesi sono dei fighi.
Qui a Cayo Largo ce ne sono un bel po’, sono tranquilli, educati, bevono come dei pazzi ma non danno fastidio a nessuno.
Qualcuno si è portato l’ombrellone da casa, risolvendo il problema delle ustioni, quasi tutti hanno dei termos, dei barilotti da tre litri con il manico, che si fanno riempire dai baristi, e se li portano a spasso, buoni buoni, facendo un viaggio solo al bar e non centomila.
Chiaramente, mi viene in mente una storia.
Per una serie di errori burocratici, una Giubba Rossa viene mandata a Cayo Largo.
A fare il bagnino.
Il Bagnino Giubba Rossa, è vestito di lana perché ha solo quello e la sua divisa non ha una variante estiva, chiuso nel suo costume tipico dei Mountain Men canadesi, scruta la spiaggia sudando come un pazzo, vegliando sulla salute dei bagnanti.
Se affoghi ti viene a prendere con l’Alce.
Ho individuato il protagonista delle avventure del Bagnino Giubba Rossa.
In albergo ci deve essere un campione di culturismo, non lo so con esattezza perché non sono colto in materia, fatto sta che c’è l’essere umano più grosso che ho mai visto in vita mia.
Circa cinquant’anni, almeno due metri, il suo bicipite era grosso come la mia coscia.
Quando si tuffava in piscina, per il contraccolpo, i bambini a mollo venivano lanciati nella reception.
Sua moglie, sembrava la protagonista di un film postatomico degli anni ’80, quelli con Mark Gregory e le neo amazzoni, addominali scolpiti, mascella un po’ squadrata e treccine.

(continua)

1 commento:

g&c ha detto...

bellissima recensione ....complimenti.
Stavo cercando forum e commenti su Cuba, devo dire che il tuo è il più "vicino al mio modo di vedere le cose".
Abbiamo girato un pò per il mondo ma per noi sarà la prima vacanza lì. Due giorni nella capitale ed una settimana a Cayo Largo...speriamo di divertirci.