lunedì, luglio 25, 2005

Lo italico cinema

Durante la mia recente gita ad Arezzo, disquisii amichevolmente con due simpatici ragazzi di una fanzine di Terni…
Sento di averli profondamente delusi quando ho confidato il mio scarsissimo affetto nei confronti del cinema italiano, non amo quasi nulla di tutto quello che è stato prodotto dopo gli anni ’80.
Eggià…
Loro mi hanno guardato, direi… malino, dicendo giustamente che il cinema italico moderno è pieno di cose belle, culturalmente elevate e vicine alla nostra realtà, una vera alternativa al cinema ammericagno, eccetera ecceterone.
Ci ho pensato per giorni, e alla fine ho capito qual è il mio problema con il moderno cinema nostrano.
Il problema non è mio, ma della nostra industria cinematografica, e si chiama senso di colpa.
Le produzioni italiane, vivono il senso di colpa del successo commerciale dei Vanzina, delle Cinzie Tiacca Torrini in tivù, si sentono in colpa per le Vacanze di Natale e per l’abominio delle fiction televisive, allora, hanno la necessità di inventarsi una copertura intellettuale.
Ne consegue che, le vie di mezzo sono assolutamente proibite, o ci sono le scorreggie o l’impegno intellettuale e i piani sequenza di otto minuti.
La noia diventa forma espressiva e fulcro narrativo, o sei “culturalmente elevato” o niente.
Spariscono le chiavi di lettura e compaiono i figli e i nipoti d’arte, arrivano gli schiaffi, gli scorci familiari, la lentezza e l’impegno politico a tutti i costi, tanto presente, tanto ostentato quanto NON lo è nelle produzioni da Squaqqueroni.
Quando brucia il senso di colpa, il genere sparisce.
E io mi riguardo: Ci Eravamo tanto amati, Straziami ma di baci saziami, I Soliti Ignoti, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Milano Calibro 9, I Tartassati, La Casa dalle finestre che ridono, Zeder, Django, La Grande Guerra, Riusciranno i nostri eroi, La Mala ordina, Per un pugno di dollari, Miracolo a Milano, e continuo a chiedermi…
Ma è così sbagliato fare un film che contenga più piani di lettura?… e che magari non devasti le gonadi allo spettatore che non vuole, o non può, accedere al livello tra le righe?
Oppure, la produzione cinematografica italiana è divisa in due.
Film per quelli che hanno fatto il DAMS, e film per tutti gli altri.
Ora ci penso...

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Il problema è uno solo... e tu dovresti saperlo bene... chi scrive per il cinema oggi?
Tutto dipende da questo, le chiavi di lettura non sono fatte da piani sequenza ma da storie...

Non ci resta che aspettare (tanto per citarne uno) un altro Zavattini per tornare a far cinema.

Anonimo ha detto...

Ehm, dissento: il problema non è *chi* scrive, ma *per chi* è scritto il cinema. O *per cosa*. La risposta alla seconda domanda è: la TV. (Cioè: se non è la TV che compra i film italiani, chi li compra?).
Spostiamo la prima domanda in questo punto del discorso: *per chi* è "scritta" la TV?
M.M.

Alberto Lanzillotti ha detto...

...io quei due li dovrei conoscere se sono di Terni.

intanto consiglio l'ascolto di questo podcast:

il solaio di berto