mercoledì, luglio 13, 2005

Le avventure di Giangiben Futanazy

(A incredibile richiesta, ecco la seconda puntata)

Rifiuto cordialmente, spiegando che vorrei rimanere solo a gustarmi le rotazioni dei satelliti, uno spettacolo per me unico al mondo.
Batovich insiste, diventando opprimente e maleducato, per convincerlo a lasciarmi stare mi tocca materializzare un mitragliatore d’assalto Barnett calibro 50 al plasma, essenziale per i viaggi in Corpo Astrale.
Il Kazako capisce che il mio livello ESP è incredibilmente più alto del suo, conscio del fatto che al limite potrebbe materializzare una fionda e due cuscinetti, se ne va, verso Pittsbourg per ascoltarsi Hendrix da solo.
Sbuffo, indeciso sul da farsi, Si delinenano tre possibilità:
Potrei tornare giù a sentire le cazzate di Patrizia, discorsi triti e ritriti, presenti in tutte le telenovele, sarebbe molto più semplice se mi dicesse sinceramente che mi trova ripugnante e non solo per i peli sulla schiena, ma anche per il modo lagnoso e mieloso con cui l’ho trattata in questi due mesi, io le risponderei che ha perfettamente ragione, e che il monumento neoclassico che le ho fatto fare in piazza della Scala era effettivamente un po’ troppo, e che la raccolta di poesie “ Patrizia Musa delle mie Nature” era sicuramente manierista e poco sentita, le direi che se potessi ricominciare da capo la tratterei a totani in faccia da mattina a sera, trasformandomi in uno stronzissimo James Dean con tanto di moto e giubbotto di pelle, uno di quelli che non soffre mai perchè non pensa, o sta male per motivi molto precisi, tipo: ho fuso il motore, mi si è chiuso il pisello nella zip, mi hanno battuto due di Varese nella gara al semaforo, il cellulare non prende.
Siccome non si può rifare la scena e per me rimanere amici è inconcepibile, sorridendo le direi ciao, me ne andrei ricordandole che il cazzo non si strizza ma si maneggia su e giù.
Potrei rimanere qui, contando i satelliti, ma rimanere troppo tempo in Corpo Astrale è molto pericoloso, mi ricordo una volta che sono tornato giù appena in tempo per impedire a mio fratello di vendersi i miei dischi dei Duran Duran, credendomi morto.
E poi sinceramente, stare qui è come sfuggire alle mie responsabilità, dovrei tornare in quella macchina a prendermi gioco di me dicendole non preoccuparti che sono cose che capitano.
Oppure potrei diventare presidente degli Stati Uniti.
Opto per la prima della tre.
Dunque mi infilo a forza nel mio carbonio, un movimento simile ad un tuffo da due metri in una piscina piena di Nutella calda.
I primi due secondi mi schifano come sempre, riaccettare consciamente tutte le mie cellule è un lavoraccio, poi prendo il sopravvento sui miei centri nervosi, mi ricollego alle mie estremità e sono di nuovo pronto e in pista.
Guardo Patrizia, che non si è accorta del mio distacco, sta piangendo, e capisco subito di cosa ha bisogno: Palle.
- Ciccia...
Le dico accendendomi un petardo alla nicotina per soli uomini, sbuffando fumo maschio dal finestrino mezzo abbassato.
Fuori, nel parcheggio del Discount del Pneumatico un cane randagio smette di ravanare nella monnezza e accende uno spot Occhio di Bue da teatro d’avanguardia puntandolo verso il mio profilo.

(continua)

1 commento:

Anonimo ha detto...

MITICO!!!

lo voglio come appuntamento settimanale fisso fino ad esaurimento scorte! ;-DDD

'ao,

/\/@P.