venerdì, maggio 20, 2005

La Rivoluzione Antinarrativa

Sta succedendo qualcosa nel mondo del fumetto, tra gli inchiostri, si sta consumando la più soave e violenta delle rivoluzioni possibili, una coltissima linea narrativa che con grazia, sta scardinando i pilastri basilari della letteratura di genere.
Una rivoluzione dove si negano con forza le azioni e le reazioni nella costruzione del plot, dove si elimina concettualmente il rapporto di verosimiglianza del disegno.
Una rivoluzione dove sotto le luci della ribalta non c’è la storia, non c’è il personaggio, non ci sono gli eventi, i veri protagonisti del fumetto antinarrativo sono esclusivamente gli autori.
Il primo passo è la negazione della fiction.
La trama deve essere spacciata per vera, deve essere autobiografica, storica, culturalmente radicata in un contesto riconoscibile, è lo stesso processo che governa il Reality, che muove gli amici di Maria De Filippi, ma guai a dirlo, perché dire antinarrativo equivale a dire colto.
Negare la fiction, guardare al genere con aria snob, preferendo il finto/vero di una biografia, che dal momento stesso in cui viene raccontata, diventa essa stessa un genere, “fasullo” come può essere “fasullo” lo Steam Punk o il Noir.
Il secondo passo è l’esibizione esplicita della propria azione autoriale, sull'assoluta manifestazione del testo, testo inteso come oggetto e come terreno di comunicazione.
Il disegno sparisce, diventa il corollario della parte testuale, la fuga dall’oggettivo e dei canoni ideali/realistici della composizione, è sostenuta dall'elemento metatestuale dell'interpretazione.
Un disegno antinarrativo è un disegno da decifrare, è un disegno da leggere attraverso gli strumenti di analisi critica dell'arte moderna, un terreno in alcuni casi minato, dove a gestire la percezione è sempre e soltanto l'atto intellettuale, e non l'azione narrativa espressa in modo puro.
In questo senso, appare chiaro come un disegno corretto sul piano formale, parta in abissale svantaggio rispetto ad un tipo di segno sostenuto dai metatesti.
Una prospettiva sbagliata, o una faccia storta in ambiente Bonelli (azione), sono solo disegni da correggere, la stessa prospettiva sbagliata o il medesimo viso anatomicamente scorretto, in un territorio antinarrativo (atto), è il frutto di una precisa scelta stilistica.
Lo stile, il modo, l’analisi, prendono il posto del patto di complicità, analizzandoli sullo stesso piano, è come se si mettesse in moto il medesimo meccanismo percettivo dei film di Arnold Swarzenegger.
Così come, grazie al patto di complicità, si accetta Arnold che si butta giù da un aereo e rimane in vita, nel panorama antinarrativo si accettano testo e disegno a prescindere, è una sorta di patto di intellettualità, grazie al quale, l’effettiva capacità di disegno, o la struttura dell’impianto narrativo possono non essere presi in considerazione.
Siamo nel regno della soggettività assoluta, e in questo regno, l’unica regola che esiste è quella interiore, personale.
In qualche modo, stuzzicare la cultura del lettore, farlo sentire appartenente ad un elite, sono elementi che hanno preso il posto del vecchio colpo di scena.
Una volta si parlava di illusione del vero nella letteratura di genere, adesso è il caso di parlare di Illusione del pensiero, ovvero, la presentazione di un racconto fine ed educato, sostenuto dallo stile, nato per far pensare, per farti sentire figo.
Quello che rimane, è un oggetto/soggetto, ovverosia un muro di fronte al quale non si hanno molte scelte.
Deve piacerti per forza, costi quello che costi, l’accusa, in caso contrario, sarebbe la peggiore:
Non ti piace perché sei ignorante.

22 commenti:

Alberto Lanzillotti ha detto...

ma che fumetti leggi?!?!

cantidelcaos ha detto...

capisco e in (buona) parte condivido.
ma non generalizziamo e non facciamo finire nel calderone un fumetto come Maus (autobiografico), o Autori come Mattotti (Stigmate è uno splendido fumetto "colto") o il più recente Gipi. Che convivano più anime e correnti dentro al fumetto mi pare solo auspicabile. Chi non ha nulla da dire scomparirà, non ci sono tendenze che tengano.
Bye
pelikan

Anonimo ha detto...

Non generalizziamo? Generalizziamo pure, caro Diego, e diciamo apertamente che ormai c'è un pubblico di nerd che non vuole leggere storie a fumetti, ma leggere di se stesso che legge fumetti, magari salvato/cullato dall'alibi dell' (auto)ironia. Guarda però che il discorso di chi fa (o cerca di fare) fumetti popolari, paradossalente, oggi è molto IMpopolare...
Salutoni
M.M.

Alberto Lanzillotti ha detto...

Mi fate degli esempi pratici di questi fumettisti osannati che stanno creando questa tendenza? Qualche post fa si parlava di Blankets...vi riferite a Thompson? Sinceramente altri non me ne vengono in mente e non credo che Blankets sia così deleterio per il fumetto...

Tra l'altro anche l'autobiografia è un genere e se opere diverse riescono ad attirare un pubblico che di norma non legge i fumetti non vedo dove sia il problema...

Diego Cajelli ha detto...

Abelard, io identifico una corrente, non faccio il dottore del fumetto stabilendo che cosa gli fa male e che cosa no.
Non ho parlato della bottiglia, ma del tipo di vino che può contenere.
Di esempi ce ne sarebbero moltissimi, un catalogo o un giretto in rete saranno molto più esaurienti di quanto posso esserlo io.

Diè!

Alberto Lanzillotti ha detto...

non conosco questa corrente, non saprei nemmeno dove andare a cercare. I fumetti che vedo in libreria sono solo manga, americani, bonelliani, qualche raro francese e sporadiche autoproduzioni

remo fuiano ha detto...

premettendo che i fumetti NON sono "solo manga, americani, bonelliani, qualche raro francese e sporadiche autoproduzioni",e che
seguo i tuoi lavori dai tempi della Factory e ho apprezzato le tue storie in coppia con Bertelè e quelle per la Alien Press e che, pur non conoscendoti personalmente, da quello che letto su questo blog, ti ho sempre reputato una persona spiritosa, autoironica, oltre che un valente sceneggiatore, devo dire che rimango basito quando leggo certe cose.
la frase "Una prospettiva sbagliata, o una faccia storta in ambiente Bonelli (azione), sono solo disegni da correggere, la stessa prospettiva sbagliata o il medesimo viso anatomicamente scorretto, in un territorio antinarrativo (atto), è il frutto di una precisa scelta stilistica." mi fa pensare che, almeno qui in Italia, che guarda caso è la patria del "bel disegno", si concepisca il realistico e la narrazione "avventurosa" come l'unica cosa valida.
personalmente non mi fa impazzire la produzione seriale, mi sono affacciato da meno di un anno alle pubblicazioni dei miei lavori e non sono certo un fan del disegno "accademico".
ma comunque non credo che esista uno "stile, nato per far pensare, per farti sentire figo."
non mi sento assolutamente un figo quando disegno e, pur essendo nessuno, non posso accettare certe prese di posizione.
la narrazione autobiografica non è indirizzata, secondo il mio modesto parere, ad "un pubblico di nerd che non vuole leggere storie a fumetti, ma leggere di se stesso che legge fumetti, magari salvato/cullato dall'alibi dell' (auto)ironia."
chester brown non è certo un disegnatore accademico ma con il suo "non mi sei ma piaciuto", mi ha trasmesso molte più emozioni dei fumetti disegnati "bene" da manara, che però hanno la caratteristica di non avere una trama, bensì solo culi e tette.
chiedo a tutti voi:
ma le avete mai lette le storie "disegnate male"(sempre secondo i canoni "naturalistici" e "accademici") pubblicate da Draw&Quanterly, Fantagraphic e case editrici affini?
Così, per curiosità.
E per rispetto.

remo fuiano

Alberto Lanzillotti ha detto...

Forse non mi sono spiegato bene, non ho detto che i fumetti sono solo "manga, americani etc", ho solo detto che è quello che abitualmente trovo ben esposto nella mia fumetteria e che VENDE, il resto è solo su ordinazione, se va bene...quindi io questa fantomatica corrente non la vedo, e che se c'è non è così recente e così grande da giustificare una "rivoluzione antinarrativa", è per questo che ho chiesto di scirvere qualche titolo e di citare qualche autore, invito che rinnovo.

cantidelcaos ha detto...

Forse non era nelle intenzioni del bravo (veramente buono il tuo ultimo Dampyr) Cajelli, ma qua si stanno creando non pochi malintesi.Date le cifre del mercato italiano parlare di rivoluzioni mi pare eccessivo, direi al massimo che recentemente la "critica" e una fettina di pubblico si è accorta che esistono altre correnti fumettistiche oltre alle solite note. Tra i titoli validi(alcuni indispensabili)della tendenza autobiografica/minimalista/realista(generalizzo per forza di cose) citerei: "Summer Blonde" di A. Tomine, i 2 romanzi grafici di Mattotti "L'uomo alla finestra" e "Stigmate", "Gli anni spoutnik" e "L'arrabbiato" di Baru, "Gli innocenti" di Gipi, ecc ecc
ma credo/spero che Cajelli non si riferisse a simili titoli, ma a tutta una serie di infelici emuli (e qua nomi non ne faccio, sarebbe inelegante).
Poi trovo ovvio che ogni storia abbia il suo "disegno", accademico o antiaccademico, proprio in base al tono di quest'ultima.
Chiedo scusa per la lungaggine, ma temevo di aver contribuito a crear confusione.
Grazie dell'ospitalità
Saluti
pelikan

Diego Cajelli ha detto...

Remo!
Attenzione, io non ho tirato in ballo Benedetto Croce, non ho parlato di "bello", ma ho parlato di atto e di azione, è diverso.
Azione Narrativa contro Atto Intellettuale.
Azione Narrativa non vuol dire per forza di cose seriale, non vuol dire per forza di cose Manara.
Anzi, Manara appartieme ad un'atra categoria ancora, ma andremmo fuori tema parlandone adesso.
Semplicemente, la rivoluzione in atto porta all'esigenza di un terzo attore sulla linea della comunicazione.
Questo terzo attore è spesso l'auotore medesimo dell'opera, o un critico, o un giornalista che ti spiega il "perchè", ti spiega "che cosa rappresenta" e perchè "ti deve piacere".
Ciò non accade con per esempio: Shaolin Cowboy (primo esempio che mi viene in mente), che è formato da elementi di azione e non da atti.
Non hai bisogno di nessuno accanto per capire la storia o decifrare il disegno.
Non è una questione di bello o di brutto, è una questione dei metatesti intrinseci che un opera si porta dietro.
Di nuovo, questa linea incide con il genere, ed ecco perchè la fiction viene negata.
Perchè per usare i generi narrativi ci vogliono i muscoli e non le chiacchiere.
Mi dispiace di averti lasciato basito, anche a me un fumetto ha cambiato la vita.
Era l'episodio dell'Uomo Ragno in cui muore Gwen Stacy.
Vale di meno di Chester Brown?
Sicuramente si, sarà il pensiero comune.
La risposta alla tua ultima domanda, anche se non era direttamente rivolta me, come gli ultimi tuoi periodi, è sì.
Io li ho letti.
Tu hai letto:
"Cadillacs e Dinosaurs" di Mark Shultz?
Te lo consigli di brutto!
Saluti rispettosi....
Diè!

Per
Pelikan,
sì, e hai centrato la questione.

Diè!2

remo fuiano ha detto...

Pardon, mi spiace per l'equivoco
(cmq Cadillacs e Dinosaurs di Mark Shultz lo cercherò in fumetteria).
"Saluti Rispettosi" anche a te...
remo fuiano

Jois Division ha detto...

Ho capito il punto ma non vedo proprio questa proliferazione di "infelici emuli intimisti" (se si escludono gli esordienti su internet, ma non mi sembra che si stia parlando di questi).

Parlassimo di cinema italiano ci starebbe... Ma sul fumetto mi sembra che siano proliferate altre correnti che lo hanno svuotato di significato e lettori.

P.S. Anche a me non è piaciuto Blankets

Anonimo ha detto...

Bravo, Diego.
Del resto, chiunque mi conosca (e conosca quello che faccio) sa come la penso. Come la pensiamo.

Tito

Anonimo ha detto...

essuvvia diego che è questo "rancore"?

hai detto bene: l'autobiografia è diventato un genere come un altro che ha le sue regole, i suoi capolavori, il suo pubblico (così come i suoi limiti, le sue ciofece e i suoi detrattori).
E credo che da tutti e due i lati della barricata tra genere e non-genere ognuno abbia le sue valide ragioni da difendere... non ha senso fare a gara a "chi ce l'ha più lungo" fintanto che da tutte e due le parti esce roba buona.

Credo in realtà ci sia qualcosa d'altro sotto questo post... Diego spiegati meglio!

Ganz

www.selfcomics.com

Anonimo ha detto...

Ventiquattr'ore che resisto a dire la mia in merito. Lo farò Venerdì alle tredici e trenta, e non ci saranno testimoni a parte i soliti compagni di merende. [Ai quali chiedo: a questo punto invitiamo anche Mario? Ha il know-how per parlare di questo tema]. Torno a mordermi la lingua, siete fantastici.


michele.

Diego Cajelli ha detto...

Ganz!
Davvero nessun rancore, nemmeno tra virgolette!
Hai ragione, è inutile giocare a chi ce l'ha più lungo, infatti non era mia intenzione misurare attributi.
Ho semplicemente descritto ciò che vedo, ovvero, la pesante presenza di un imprescindibile metatesto su alcune strutture narrative, è questo il problema.
L'impopolare problema, come ha evidenziato più sopra M.M.
E' quando ciò che leggo assume un valore *unicamente* grazie al metatesto che avverto un certo fastidio.
Fastidio, non rancore.
:-)

Mi toccherà fare degli esempi.

Diè!

Anonimo ha detto...

dopo questultimo commento mi sa di aver capito il punto e il fastidio, ma aspetto lo stesso gli esempi: fuori i nomi!

ciao

Ganz

boris battaglia ha detto...

anche io (per quel che vale)
aspetto con ansia gli esempi

ivanhawk ha detto...

Completamente OT: sono stato incaricato di segnalarle un test sulla musica che gira in rete in questi giorni. È pregato di rispondere alle domande che potrà trovare all'indirizzo www.anticostagno.net.
Ciao e scusa...

Anonimo ha detto...

mi sono imbattutto nell'articolo di Cajelli, e che dire, la cosa mi spiazza.
nel senso che non ha senso settorializzare un genere fumetto tra elite e non popolare o no, intellettuale, e adesso autobiografico e non.Non ha senso alcuno.
E non penso che gli autori o i fautori di questo furto per modo di dire intellettuale, lo facciano per dare dell'ignorante al lettore.
Io personalmente quando ho letto Watchmen per la prima volta sono rimasto incartato, poi incuriosito l'ho riletto e riletto, cercando e spulciando il senso e l'intreccio della psicologia dei personaggi, ma non per questo mi sono sentito ignorante, anzi mi ha spronato a conoscere un modo narrativo diverso dall'usuale, e capire che il fumeto non è semplicemente intrattenimento e basta, ma anche un oggetto prezioso con il quale si possa interaggire, e a volte anche crescere emotivamente.
Poi se si voglia parlare di emuli fasulli, attendo i nomi che sono curioso di capire meglio a chi è riferito tutto ciò, dove come ho detto all'inizio, ribadisco è un discorso poco chiaro e di poco senso, già dal fatto di settorializzare un genere fumetto, e frammentare lo strumento fumetto.
Aspetterò anch'Io i nomi di questi fraudatori delle menti umane.
Giuseppe Verdi
:)

Anonimo ha detto...

Ma che ti sei letto?
Perchè non dici i titoli che ti hanno dato fastidio, invece di borbottare come un omino al bar della stazione?

Per te e il commentatore Tito:
Come la pensate? Perchè parlate in codice?

Un omino

Buy Levitra ha detto...

Great article! Thanks.