venerdì, febbraio 04, 2005

Diegozilla agente segreto

Ieri, in treno, un tizio ha parlato al telefono per un ora di questioni legate al suo lavoro.
Dal volume della sua voce, sembrava ci tenesse a far sapere a tutto il treno che lavoro faceva, anzi, di quanto è “figo” il suo lavoro.
Nella fattispecie la telefonata riguardava una certa proposta, ormai ne conosco anche i dettagli, dal momento che ha spiegato sette volte le stesse cose al poverino che era dall’altro lato.
La questione riguardava un progetto (ci sono sempre progetti e realtà da “tirare su”) e le sue perplessità a riguardo della tizia che gli aveva proposto la cosa.
Siccome so tutto, o meglio, siccome il tizio ha fatto in modo che tutti sapessero tutto, che cosa faccio?
Vado avanti scrivendo nomi e cognomi, avvisando la tizia di quello che realmente pensa il tizio di lei, oppure è violazione della privacy?
Potrei anche mandare una mail alla tizia, o concludere questo articolo entrando nei dettagli, oppure potrei andare anche io a quel progetto e vedere che cosa succede.
Poi, cosa buffissima, prima della telefonata il tizio parlava con una sua amica, si lamentava di uno scarso guadagno riguardante una certa cosa, e che insomma, lui ha bisogno di soldini.
Nella telefonata operativa, lui era diventato improvvisamente troppo caro per occuparsi direttamente della cosa che gli avevano proposto.
Ma come?
In che senso?
Non avevi bisogno di soldini?
Vabbè, comunque, in quell’ora di cellulare, in quell’ora di ripetizione ossessiva, un concetto era molto valido, lui lo ha urlato in tutto il treno e io lo farò mio per gli anni a venire.
Il concetto era:
Non è un problema di contenuti, è un problema di comunicazione, le cose bellissime che fanno non le conosce quasi nessuno.
Bisogna lavorare non tanto sui contenuti, ma sulla comunicazione, far sapere alla gente le figate che fanno.
Ottimo.
Quando sarò grande, quando avrò i mezzi, voglio applicarlo ai fumetti.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Te ne raconto una che mi è successa su un Eurostar che da La Spezia mi stava portando a Roma:

Le prime due ore di viaggio scorrono in splendida solitudine: scompartimento incomprensibilmente vuoto e totalmente a mia disposizione, uno zainetto con una buona scorta di libri, riviste e fumetti, un walkman carico di buone note e tanta voglia di gettare l'occhio incantato oltre il finestrone.
Come si può intuire, una vera goduria.
Nella parte finale del tragitto, però, una coppia invade il mio territorio e - senza che la cosa possa essere percepita esteriormente - mi irrigidisco.
Saluto da buon ipocrita educato e continuo a leggere "Due di tre" dell'allora amato De Carlo.
Lui si siede vicino all'ingresso dello scompartimento, lei sulla poltrona in mezzo davanti a me.
Silenzio quasi religioso, interrotto solo dai normali gesti di accomodamento/assestamento.
Lei toglie fuori dallo zaino "Due di tre". Noto, ma non tradisco alcuna emozione/espressione.
Lui legge una rivista di body-building.
Il treno va, i minuti pure e ci avviciniamo a Roma senza che nessuno di noi proferisca verbo.
Decido di sgranchirmi un po' le gambe e mi preparo al contempo lo zaino, così da aspettare che il treno arrivi direttamente in prossimità dell'uscita del vagone.
Mentre indosso lo zaino, lui stacca gli occhi dalla rivista e con espressione decisamente incarognita mi fustiga dicendo:
"Certo che potevi dire almeno qualcosa, eh!"
Ora, immaginatevi - in rapida successione - una sequela di primissimi piani à la Sergio Leone che staccano rapidamente dal mio viso a quello di lui, a quello di lei che - cazzo! - continua a leggere il libro come se niente fosse!
Il sangue che a mille mi aveva riempito la scatola cranica non la sfonda e con l'autocontrollo di un monaco zen replico:
"Ma fottiti!"
Esco mentre - ormai alle mie spalle - lei scoppia a ridere e lui smoccola dandomi del maleducato. Il resto delle sue lamentele svanisce in una dissolvenza incrociata sonora con il dondolio e sfregolio del vagone del treno che entra a Roma.

Anonimo ha detto...

Te ne raconto brevemente una che mi è successa su un Eurostar che da La Spezia mi stava portando a Roma:

Le prime due ore di viaggio scorrono in splendida solitudine: scompartimento incomprensibilmente vuoto e totalmente a mia disposizione, uno zainetto con una buona scorta di libri, riviste e fumetti, un walkman carico di buone note e tanta voglia di gettare l'occhio incantato oltre il finestrone.
Come si può intuire, una vera goduria.
Nella parte finale del tragitto, però, una coppia invade il mio territorio e - senza che la cosa possa essere percepita esteriormente - mi irrigidisco.
Saluto da buon ipocrita educato e continuo a leggere "Due di tre" dell'allora amato De Carlo.
Lui si siede vicino all'ingresso dello scompartimento, lei sulla poltrona in mezzo davanti a me.
Silenzio quasi religioso, interrotto solo dai normali gesti di accomodamento/assestamento.
Lei toglie fuori dallo zaino "Due di tre". Noto, ma non tradisco alcuna emozione/espressione.
Lui legge una rivista di body-building.
Il treno va, i minuti pure e ci avviciniamo a Roma senza che nessuno di noi proferisca verbo.
Decido di sgranchirmi un po' le gambe e mi preparo al contempo lo zaino, così da aspettare che il treno arrivi direttamente in prossimità dell'uscita del vagone.
Mentre indosso lo zaino, lui stacca gli occhi dalla rivista e con espressione decisamente incarognita mi fustiga dicendo:
"Certo che potevi dire almeno qualcosa, eh!"
Ora, immaginatevi - in rapida successione - una sequela di primissimi piani à la Sergio Leone che staccano rapidamente dal mio viso a quello di lui, a quello di lei che - cazzo! - continua a leggere il libro come se niente fosse!
Il sangue che a mille mi aveva riempito la scatola cranica non la sfonda e con l'autocontrollo di un monaco zen replico:
"Ma fottiti!"
Esco mentre - ormai alle mie spalle - lei scoppia a ridere e lui smoccola dandomi del maleducato. Il resto delle sue lamentele svanisce in una dissolvenza incrociata sonora con il dondolio e sfregolio del vagone del treno che entra a Roma.

saludos,
emo