venerdì, dicembre 10, 2004

L'uccisore di poeti

(Un vecchio racconto, ereditato dal mio blog precedente, riproposto per pigrizia)


UGO PIAZZA L’UCCISORE DI POETI

Ugo Piazza l’uccisore di poeti aveva le idee molto chiare, non sopportava la retorica, odiava le banalità melense, si imbestialiva di fronte a similitudini e paragoni azzardati tipo: dolore di marmo, piange il destino e cuore bambino, il desiderio di morte e distruzione era incontenibile di fronte alle frasi scritte grammaticamente al contrario perchè fanno più poeta, frasi tipo: Luce non lascia scampo ma tremendi raggi si spandono.
Fin da bambino Ugo Piazza odiava la finta poesia deficiente, detestava le frasi scritte sugli zaini delle liceali, quelle frasi scritte ad Uniposca, tipo: anche i fiori piangono e gli stupidi pensano sia rugiada , oppure: Un Bacio è un modo nuovo per conoscere altre lingue, e poi... quella che odiava di più: vorrei essere una lacrima per nascere nei tuoi occhi, vivere sul tuo viso e morire sulle tue labbra.
Ugo cresceva ed odiava, più cresceva e più odiava, di fronte ai versi di un poeta vero, versi che dicevano: All’ombra dei cipressi e dentro l’urne confortate dal pianto è forse il sonno men duro?
Ugo tirò su la testa dal libro e disse a se stesso:
- Ma come fanno quei bastardi a definirsi poeti?! come possono paragonare le loro cazzate a questa? ho deciso...ammazzerò tutti i finti poeti del cazzo!
Fu così che Ugo Piazza cominciò a frequentare i circoli di poesia, infiltrandosi nell’ambiente con l’unico scopo di uccidere più poeti in erba possibile.
La sua prima vittima fu una poetessa di 23 anni, Concetta Cervellera, in arte: Nuvola.
Andò alla sua lettura in pubblico, si sedette in terza fila e si mise ad ascoltare buonino buonino.
Alla seconda poesia, poesia dal titolo: Dal Fango Osservo le Stelle, estrasse da sotto il giubbotto una balestra di precisione Hesek 41/10 con dardi in ceramica a microframmentazione, scoccò tre frecce, la prima raggiunse la poetessa nel cielo dei suoi occhi, la seconda penetrò dolcemente nella spaziosa fronte, disseminando gli increduli astanti di particole di mesencefalo dal colore di luna, la terza fermò per sempre il pulsar tenero del suo femmineo cuore dolcissimo, il sangue ne sgorgò lieto, mescolandosi con l’aere in una danza infinita di goccioline vermiglie.
Tre giorni dopo mise una bomba al plastico, caricata a chiodi nel circolo : Poetica 77, uccidendo trenta persone tra cui il mitico Xavier Balbo, padre della rima del disturbo.
La settimana seguente si iscrisse ad un concorso di poesia, presentando la trascrizione di un dialogo con un suo cugino dislessico , la poesia era:
Luna! Mare di terra, cuore farfalla nelle grazie di Ebe, verso l’infinito nella coppa, suggilo d’ebbrezza.
Vinse il primo premio e la segnalazione per il Nobel, salì sul palco per ritirare il trofeo: un piatto per pizza con la poesia scritta ad acrilico.
Tossì nel microfono, ad ascoltarlo c’era una platea di seicento persone, molti poeti che avevano partecipato, critici, editori, poeti famosi nei salotti bene e giornalisti delle terze pagine.
Ugo Piazza sorrise, mentre dalla borsa tirava fuori una mitragliatrice Barnett modello Intruder calibro 12 a nastro, in lega leggera, rinculo calibrato e recupero gas a circuito chiuso.
La platea ascoltò impietrita il suono dello scorrimento dell’otturatore a molla.
Dopo un battito di ciglia, le vite leggere dei presenti furono strappate da parole di piombo, esplosioni di dolore urlante verso il cielo, percorsi di fuoco nelle carni, abbeverandosi alla sorgente del male, qualcuno morendo trovò il verso giusto, gutturale, inumano ma tanto, tanto poetico, ne mai più provò simile ebbrezza nell’aiutare la raminga falciatrice, ebbro di gioia, felice del ventaglio di raffiche degno di sedere a fianco del re dell’Olimpo, osservando il plastico neoclassicismo in pose aggraziate nel deliquio, si disse: Guarda che mattanza, Oh Pindemonte!
Arrestato dalle forze speciali è tutt’ora rinchiuso in isolamento nel carcere di Opera, dove ha ricevuto il Nobel per la letteratura la settimana scorsa.

1 commento:

Anonimo ha detto...

ho sempre avuto un certo debole per questo racconto.....
lo trovo geniale.....
dav.