martedì, novembre 16, 2004

Ricordando una cena con Satana

Il diavolo mi guardò, mi stupii perché lo riconobbi a stento, non era brutto, cornuto e con la coda a rampino, Satana assomigliava a William Holden e odorava di rose.
La sua voce era soave.
Era una musica sconosciuta che solleticava le orecchie, spingeva in alto i cuori, ma nascondeva qualcosa di orribile tra le vocali, il mio amico Roberto se ne accorse, facendomelo notare.
Il diavolo William Holden, sorridendo, parlandomi di numeri, mi invitò a pranzo sulla sua isola, fece apparecchiare una tavola indicandomi la mia sedia.
Ci sedemmo uno di fronte all'altro, alle sue spalle, l'inferno si agitava tra le ombre.
Tra me e il diavolo, a dividerci, c'era un piatto d'argento ricolmo di minestra.
Il mio cucchiaio, l'unico a mia disposizione, aveva il manico corto.
Così, per mangiare alla tavola di Satana, mi trovai costretto a sporgermi verso di lui.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Il che spiega perché molti dei nostri colleghi facciano la fame. Quelli come te e come me che mangiano con il cucchiaio corto sono spesso vituperati... Ma non mi toglierai mai di testa il sospetto che sia tutta invidia.
Comunque non chiedere mai al diavolo cosa abbia messo nella minestra, Dié!

michele.