mercoledì, novembre 10, 2004

I simpatici aneddoti dello Zio Diè

Una volta, tanto tempo fa, non so con quale diritto, sono andato in tivvù a parlare di fumetti.
Ero praticamente un ragazzino e me la tiravo tantissimo, a quei tempi andavo molto orgoglioso della mia prima pubblicazione, a me sembrava favolosa, riguardandola oggi, mi vengono i brividi, i fantasmi degli alberi usati per la tiratura vengono ancora oggi a tormentarmi di notte, ma questa è un’altra storia.
Quella cosa non era Pulp Stories, ma un fumetto che ogni tanto scappa fuori dall'armadio degli scheletri...
Avevo 23 anni, un fumetto in edicola con il mio nome, mi pagavano e stavo andando a VideoMusic per parlare di fumetti.
Mi ero comprato un nuovo paio di scarpe, una nuova camicia, mi ero pettinato per bene (ebbene si, a quei tempi avevo ancora i capelli, settecentoventisettemiladuecentotrentacinque, per essere precisi) ed ero partito per la mia missione catodica pieno di buone intenzioni, massime illuminanti e un ego grosso come l’Alabama.
Arrivo, mi siedo, e il mio ego già gonfio viene stuzzicato, ingrassato ulteriormente, amplificato, e trasformato in una macchina delle morte megaborg dalla fulgida vuotezza intellettuale dei viggei presenti, mi ritrovo di fronte a Cip e Ciop (con tutto il rispetto per i roditori disneyani) che cercano di imbastire un discorso di senso compiuto di fronte ai cameramen, in uno studio molto cool per il periodo.
Fatto sta che parto, parlo, parlo e straparlo, elargisco i consigli del vecchio saggio, critico in modo frontale, me la tiro tantissimo, sbrodolo, mi sento figo e manifesto tutta la mia fighezza di ventitreenne arrivato che la sa lunga, a cui fa tutto schifo tranne le cose sue che sono belle, nuove, importanti e da leggere assolutamente pena la morte.
Tronfio, con la mia corona e il mio scettro me ne torno a casa, la trasmissione era in diretta e avevo puntato il timer del videoregistratore, oltre a chiedere a tutti quelli che conoscevo di registrare comunque la puntata.
Mi siedo, mando indietro il nastro e mi preparo a godere della mia stessa performance televisiva.
Ho già detto che Dio ha un grandissimo senso dell’umorismo.
Infatti mi aveva punito.
Oltre a farmi sudare in modo torrenziale, la punizione celeste era visibile sotto forma di scritta in sovraimpressione, ogni mia inquadratura, ogni mio discorso era accompagnato dal mio nome e dalla mia professione, un scritta verde su cui si leggeva:
Tony Cajello, fumettista.
E’ l’unica cosa che i miei amici si ricordano di quella trasmissione.
Meno male.

2 commenti:

ivanhawk ha detto...

Complimenti!
Ma qual era la trasmissione?
CIAO
P.S.: ho cambiato indirizzo. Il mio blog si trova a www.anticostagno.net

Anonimo ha detto...

Non me lo ricordo!
Qualcosa tipo....
tribù o villaggio globale o bho...
son passati 10anni!

Diè!