venerdì, agosto 06, 2004

Incipit

Ebbene sì!
Di incipit per Giallo Wave ne avevo scritti due, uno di getto, mentre mi tremavano ancora le ginocchia per l'emozione di essere messo accanto ai veri pezzi grossi del giallo italiano, l'altro con più calma, riflettendo e misurando le parole.
Poi ho dato i due incipit al mio sommo giudice, Federica.
E' stata lei a suggerirmi di mandare il secondo, per cui, se vi siete misurati con Arturo e il suo Machete è tutta colpa sua!

Il primo incipit, quello scartato, è questo qui:

Dio quella notte era occupato in altre faccende e non si accorse che nel corpo Marco stavano entrando cinque proiettili calibro nove per ventuno.
Oppure non gli importava un granché, o magari era arrabbiato con lui, comunque sia, non gli donò il lusso di avere un flashback prima di morire.
Davanti agli occhi di Marco, mentre finiva a terra, non passarono i ricordi confusi di una vita di merda, il sapore del primo bacio non era lì a cullarlo, non c’era il fantasma buono dell’odore di sua madre, o il rigurgito adrenalinico del primo colpo in banca.
C’era soltanto il dolore e quel sapore di stagnola dentro la bocca.
Marco cadde in ginocchio, con la stessa espressione di un tifoso dell’Inter il giorno che Ronaldo partì per Madrid.
Non svenne, e osservò uno per uno i granelli di ghiaia che si stavano avvicinando alla sua faccia.


Mentre questo, è quello che ho mandato e che hanno usato per il concorso:

Faceva freddo.
I padroni dei cani, a spasso per i bisognini serali, andavano di fretta. Strapazzavano i loro cuccioli tirandoli per il guinzaglio, incitandoli alla pisciata rapida, attenti a non allontanarsi troppo dal portone di casa, camminando svelti tra le panchine verdi e le macchine in sosta.
Nessuno di loro notò Arturo, a bordo di un vecchia Croma parcheggiata sotto un albero di Corso Sempione, era lì da

quattro ore, senza autoradio, in compagnia di un Arbre Magique alla vaniglia impiccato allo specchietto.
Per un po' aveva combattuto la noia fumando, poi si era messo a fare i conti in tasca ai viados all'angolo, mentre il tempo non passava, si era grattato via con l'unghia dell'indice una macchia di sporco dai pantaloni, minuto dopo minuto annegava nel sedile della Croma, riempiendo il posacenere, cercando di pensare il meno possibile alle cose importanti.
Non ci riuscì, e alla fine valutò la possibilità di conquistare il mondo con un esercito di zombi atomici.
Teneva d'occhio da quattro ore un locale alla moda dall'altro lato della strada, l'uomo che aspettava era un cliente abituale.
Uscì a mezzanotte e venti, mentre Arturo era impegnato a ricordare sua nonna. L'uomo si chiamava Mattia Vezzani, trentacinque anni, alto, abbronzato, in una mano le chiavi della Smart e nell'altra quelle del successo.
Salutò gli amichetti, rise un'ultima volta rispondendo al rigurgito di un tormentone televisivo, e si incamminò da solo, verso la sua macchina, avvolto in un cappotto da duemila euro. Arturo lo riconobbe, prese il Machete che era posato sul sedile del passeggero e uscì dalla Croma.


Ho letto alcuni dei racconti ultimati seguendo il mio incipit, mi ha fatto un effetto molto strano, direi piacevole, come vedere la tua macchina guidata bene da un altro.
In alto, nella sezione Gallery, c'è l'illustrazione apposita che ha fatto Luca Enoch per Musica e la copertina di Musica dedicata appunto a Giallo Wave.

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